Più severità contro chi offende le forze dell’ordine. I dubbi del Presidente Mattarella

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promulgato la legge di conversione del decreto legge 14 giugno 2019, n. 53 recante “Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”, il dl Sicurezza bis, e ha contestualmente rilevato alcune criticità.

Per il Presidente della Repubblica non applicare la causa di non punibilità per la ‘particolare tenuità del fatto’ alle ipotesi di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e oltraggio a pubblico ufficiale, ‘quando il reato è commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni’, come previsto nel decreto legge sicurezza bis, “solleva dubbi sulla sua conformità al nostro ordinamento e sulla sua ragionevolezza” , in quanto “include un ampio numero di funzionari pubblici, statali, regionali, provinciali e comunali nonché soggetti privati che svolgono pubbliche funzioni, rientranti in varie e articolate categorie: vigili urbani, gli addetti alla viabilità, i dipendenti dell’Agenzia delle entrate, gli impiegati degli uffici provinciali del lavoro addetti alle graduatorie del collocamento obbligatorio, gli ufficiali giudiziari, i controllori dei biglietti di Trenitalia, i controllori dei mezzi pubblici comunali, i titolari di delegazione dell’Aci allo sportello telematico, i direttori di ufficio postale, gli insegnanti delle scuole, le guardie ecologiche regionali, i dirigenti di uffici tecnici comunali, i parlamentari”.

In pratica, è la considerazione del Capo dello Stato, è sufficiente che in momento di rabbia si arrivi a un diverbio con un esponente delle categorie indicate per rischiare una condanna ad una pena minimo di sei mesi, senza che il giudice possa applicare la lieve entità che porta al non luogo a procedere.

“Non posso omettere di rilevare – afferma Mattarella a proposito delle disposizione sul pubblico ufficiale – che questa norma – assente nel decreto legge predisposto dal governo- non riguarda soltanto gli appartenenti alle Forze dell’Ordine ma include un ampio numero di funzionari pubblici, statali, regionali, provinciali e comunali nonché soggetti privati che svolgono pubbliche funzioni, rientranti in varie e articolate categorie, tutti qualificati –secondo la giurisprudenza- pubblici ufficiali, sempre o in determinate circostanze”.

“Questa scelta legislativa -rileva il Capo dello Stato- impedisce al giudice di valutare la concreta offensività delle condotte poste in essere, il che, specialmente per l’ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale, solleva dubbi sulla sua conformità al nostro ordinamento e sulla sua ragionevolezza nel perseguire in termini così rigorosi condotte di scarsa rilevanza e che, come ricordato, possono riguardare una casistica assai ampia e tale da non generare ‘allarme sociale'”.

Mattarella segnala poi l’incongruenza di non aver compreso in questa categoria anche i magistrati in udienza. “In ogni caso, una volta stabilito, da parte del Parlamento, di introdurre singole limitazioni alla portata generale della tenuità della condotta, non sembra ragionevole -scrive Mattarella- che questo non avvenga anche per l’oltraggio a magistrato in udienza (di cui all’articolo 343 del codice penale): anche questo è un reato ‘commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni’ ma la formulazione della norma approvata dal Parlamento lo esclude dalla innovazione introdotta, mantenendo in questo caso l’esimente della tenuità del fatto”.

Per questo, il presidente della Repubblica rimette “alla valutazione del Parlamento e del governo l’individuazione dei modi e dei tempi di un intervento normativo sulla disciplina in questione”, per correggere le parti che a suo giudizio vanno modificate.