PENSIONI, DA OGGI L’INPS LANCIA IL SIMULATORE PER SAPERE QUANTO PERCEPIRAI

(di Patrizia De Rubertis) – Quale migliore occasione poteva avere l’Inps per
lanciare una delle più importanti operazioni di trasparenza mai
realizzate in Italia sul fronte delle pensioni? Il Primo maggio,
vale a dire la Festa dei lavoratori i quali, secondo il presidente
dell’Istituto di previdenza sociale Tito Boeri, d’ora in avanti
avranno ancor più da festeggiare: per la prima volta potranno sapere a
quale età e con quale assegno potranno smettere di lavorare
.

È, infatti, partita ufficialmente “La mia
pensione
”, uno strumento che dal primo maggio consente a 7,8
milioni di lavoratori under 40
 con almeno cinque anni di contributi
versati, poi a giugno a 5,8 milioni di under 50 e a luglio a 4,6 milioni di
over 50 (entro il 2015 saranno in tutto 17,8 milioni di lavoratori)
di simulare la propria pensione futura. Prima tappa di un progetto che nel 2016
porterà tutti i 23 milioni iscritti all’Inps a conoscere la
propria situazione contributiva, calcolare l’importo dell’assegno
pensionistico, simulare gli effetti sull’importo provocati da eventuali
cambiamenti
 del rapporto di lavoro (il passaggio, per esempio, dal
lavoro dipendente all’autonomo), o di interruzioni nel percorso professionale
(cassa integrazione o disoccupazione), oppure da sensibili variazioni (in alto
o in basso) delle dinamiche retributive.
Del resto che gli italiani non abbiano mai capito
come funziona il calcolo pensionistico è chiaro. E i numeri confermano un
enorme scollamento tra le aspettative e l’assegno: se per il Censis la pensione
media attesa è di 28mila euro
 lordi, l’Osservatorio Inps fa sapere che nel
2014 il 64,3% delle pensioni erogate ha avuto un importo inferiore a 750 euro
.
L’annuncio di Boeri è stato chiaro: “A coloro che ci
affidano i risparmi di una vita intera, dobbiamo apparire come un grande
salvadanaio, ma non c’è bisogno di romperlo per vederne il contenuto. Basterà
consultare il nostro sito per sapere quanto c’è dentro e quanto questo
risparmio è presumibilmente destinato a fruttare quando ci si ritirerà dalla
vita attiva”. Il riferimento è alla “busta arancione“, introdotta
in Svezia negli anni Novanta e che prende il nome dal colore della lettera che
viene inviata direttamente nella casetta postale casa dei lavoratori con la
simulazione della futura pensione. A casa degli italiani non arriverà
alcuna busta
, perché tutto si svolgerà on line sul sito dell’Inps a cui si
potrà accedere attraverso un Pin
. La procedura, con tutti i suoi limiti,
assomiglia molto a quella del 730 precompilato: si inseriscono
codice fiscale, dati anagrafici, indirizzo di residenza e numero di telefono.
Il sistema ne verifica la correttezza e invia la prima parte del Pin via email
o Sms, mentre la seconda la spedisce a casa.
Poi, codici alla mano, si entra nel simulatore e,
dopo una prima schermata che introduce i principi cardine del sistema contributivo
e precisa “che si tratta di una simulazione che non ha alcun valore
certificativo
”, si passa a tutti i dati sui versamenti effettuati con i
periodi (suddivisi in settimane) di contribuzione, ai relativi ammontare e alla
stima della pensione.
Il numero uno dell’Inps non si è, però, inventato
nessuna rivoluzione. Più volte annunciata e sempre rinviata, già nel 2009l’allora
ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, aveva parlato di portare
anche in Italia la busta arancione. Poi, però, nell’autunno del 2010 l’ex
presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua bloccò tutto
spiegando che se avessero dato una simulazione anche ai parasubordinati
avrebbero provocato un “sommovimento sociale
”. Mentre l’ex ministro del
Lavoro Elsa Fornero nel novembre 2014 confidò in un’intervista
che il premier Monti le chiese di annullare la conferenza stampa
con cui avrebbe annunciato l’invio delle lettere per comunicare agli italiani
gli importi delle loro future pensioni.
Il motivo per cui questa operazione ha
sempre spaventato la politica
? Secondo Boeri “per viltà e per paura di
essere puniti nell’urna
”. È, infatti, abbastanza probabile che alla maggior
parte dei lavoratori, soprattutto i più giovani da cui parte proprio la
simulazione, non piacerà l’importo presunto della pensione, visto che sarà un
assegno più magro di quello che si pensa.
Si tratta, infatti, di conteggi che per loro
natura hanno una notevole dose di incertezza
, non solo per l’attuale crisi
lavorativa, ma soprattutto perché l’attuale generazione lavorativa che sta
versando i contributi per pagare le pensioni dei loro genitori, continuerà a
non sapere a quanto ammonterà il suo assegno. Il simulatore contiene 
delle semplici stime che si basano su alcune ipotesi di fondo,
riguardo alla crescita del salario del lavoratore, sulla dinamica
dell’inflazione o sull’andamento del Pil italiano
: tutte variabili che in
qualsiasi momento possono modificare l’importo dell’assegno previdenziale.
Boeri ha, comunque, sottolineato che “questa
operazione avrebbe dovuto essere fatta vent’anni fa, quando con la legge Dini
sulle pensioni, passando dal sistema retributivo a quello contributivo molto
meno generoso, si cambiò la vita degli italiani che da allora non hanno mai
potuto più programmare il proprio futuro”. Col retributivo, infatti, era più
semplice avere una stima della propria pensione, basandosi su un meccanismo
abbastanza semplificabile: bastava moltiplicare il numero degli anni di
lavoro per il 2%
 e in questo modo si otteneva il cosiddetto tasso
di sostituzione
, ossia la proporzione tra la pensione e l’ultimo stipendio.
Ma con il sistema contributivo non è stato più possibile
calcolare con precisione il tasso di sostituzione rispetto alla retribuzione.
Molti sono, infatti, i fattori che concorrono a determinare la rendita
previdenziale
: dall’inflazione allacrescita del reddito,
al tasso di crescita del moltiplicatore dei contributi accantonati (per
l’Italia la media del Pil degli ultimi cinque anni).
Certo è che il simulatore consente più trasparemza,
ma non converrebbe comunque affidarsi all’importo della pensione che compare
nella propria simulazione, perché può cambiare sia in base a fattori che
riguardano la vita lavorativa (non sono previsti buchi contributivi in caso di
cambio di attività o periodi di disoccupazione) che ad altri elementi esterni
(andamento dell’economia ed evoluzione delle aspettative di vita medie). Il
calcolo dell’assegno si basa, tra l’altro, su una crescita del reddito stimata
all’1,5% l’anno.

Aiuta poco, poi, che l’utente possa modificare
alcuni parametri
, ad esempio se si prevede di cambiare lavoro e avere una
diversa retribuzione, oppure se si intende prolungare la propria attività
lavorativa fino ai 70 anni di età. L’incognita resta, visto che le pensioni
sono soprattutto una partita politica
. Ed anche se per ora il governo ha
escluso tagli alle pensioni, resta aperto il dibattito sull’introduzione di
flessibilità sull’età di pensionamento, mentre si è abbattuto sul tandem
Renzi-Padoan una stangata da circa 5 miliardi di euro, con la Corte
Costituzionale
 che ha stabilito che la norma con cui per il 2012 e il
2013 era statobloccato l’adeguamento al costo della vita delle
pensioni di importo superiore a tre volte il minimo Inps è
incostituzionale
.
C’è anche un’altra ombra sollevata sul ruolo di
questo simulatore. A farlo è il Sindacato unitario di base (Usb)
che ha accusato il presidente dell’Inps Boeri “di fare uno spot a banche e
assicurazioni”. Secondo Luigi Romagnoli dell’Usb Inps “il
timore è che con questa operazione si voglia scatenare il terrore tra i
lavoratori
 che, vedendosi prefigurata una pensione da fame, saranno indotti
ad optare per l’adesione ai fondi di previdenza complementare privata
“.

FONTE
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