MARINA MILITARE, UN VERO AFFARE: STESSA NAVE, PREZZO DOPPIO

(di
Toni De Marchi) – Gli idraulici, si sa, godono di pessima fama. Non certo per le
pochade sexy che ormai hanno fatto il loro
tempo, quanto per i ritardi (“vengo verso le 14” e arriva se va bene tre giorni
dopo) e per la tombola dei prezzi. Ognuno di noi ha la propria riserva di
disastri e storielle da raccontare. Una guarnizione che perde può costare dai 40 ai 200 euro.
Se poi il malcapitato dovesse chiedere la ricevuta (ma perché dovrebbe farlo
stante l’andazzo?) scopre che l’IVA è sempre da aggiungere. Una sorta di
mistero mistico: appare solo a chi la invoca.

Facciamo
adesso un giochino. Mettiamo al posto del cliente con il tubo che perde,
chessò, un Parlamento. Magari quello
italiano. Un po’ screditatello, ma insomma pur sempre un Parlamento. Invece
dell’idraulico, ecco qua: un bel Governo. Forse anche un governicchio
qualsiasi, ma un Governo. Il governicchio dice: ci servono delle navi da
guerra, ma attenti è solo per portare il pane ai terremotati e ridare
la vista ai bambini ciechi
. Gesù di Nazareth non avrebbe saputo fare
meglio. È il traslato istituzionale del mettete
dei fiori nei vostri cannoni
, iconizzato dalle foto di Marc Riboud eBernie Boston. O forse l’onda
lunga della rivoluzione portoghese dei garofani.
Ma fare beneficenza, si sa, costa. Diciamo 5,4 miliardi di euro secondo un
primo conto.
Non
starò a tediarvi con gli avanti e indietro di questi miliardi. Vi racconterò
solo la conclusione. Lo scorso gennaio le commissioni Difesa dettero l’ok
all’acquisto, tra le altre, di una nave anfibia del tipo LHD, Landing Helicopter Dock. Una
nave di oltre 20 mila tonnellate con bacino allagabile dove trasportare i mezzi
da sbarco, un ponte di volo per elicotteri e (scommettiamo?) caccia F-35B.
Naturalmente ai deputati e senatori nessuno ha detto veramente come sarà questa
nave. Solo fumo, e un gran parlare di doppio uso, anzi dual-use, sempre
rigorosamente in inglese che fa tanto, ma tanto più figo.
Primo principio dell’idraulica dal manuale L’idraulico for dummies: siate vaghi,
approssimativi, lasciate intendere che potrebbe essere niente o forse tutto.
In
questa vaghezza, a gennaio il Ministero dello sviluppo economico (scusate,
avevo dimenticato: i soldi non vengono dalla Difesa ma dal MISE, altrimenti
come faremmo a tenere le spese militari sotto l’1 per cento del PIL?) spiegò al
Parlamento che la nave sarebbe costata 844 milioni. Ammettiamolo: un sacco di
soldi per una nave che è poco più di un traghetto considerando che la sua
missione non è combattere nemici sofisticatissimi ma portare, scortata, qualche
centinaio di uomini il più vicino possibile a una costa e poi togliere il
disturbo il più velocemente possibile.
Grave
errore, è stato violato il
secondo principio dell’idraulica
: mai dare cifre esatte.
Arriva
l’estate e a inizio luglio non il Governo, non un ministro qualsiasi, anche
screditato, ma Finmeccanica e Fincantieri annunciano di aver firmato un
contratto per costruire quella benedetta LHD. Un totale di € 1.126.000.000.
Avete letto bene: un miliardo e 126 milioni. Ma non erano 844 milioni, si sarà
chiesto il camallo di Sampierdarena? Una domanda sorge spontanea, avrebbe
reagito il buonanima Riccardo Pazzaglia: ma quei quasi 300 milioni in più a
cosa servono?
Qualcosa del genere se l’è chiesta anche
Massimo Artini, che non è né un emulo di Pazzaglia né tantomeno un camallo
genovese, ma è vicepresidente della commissione Difesa della Camera
.
Artini, già pentastellato espulso e ora transitato ad Alternativa
Libera, 
si è chiesto
come mai questa stratosferica differenza e ha girato la domanda al Governo. Il
quale Governo anziché dire, come avrebbe fatto anche il gatto preso con il
sorcio in bocca, “carissimi vi abbiamo gabbato” mentre accenna al gesto
dell’ombrello o si esibisce in un pernacchio alla De Filippo (sostituendo “Duca Alfonso Maria di
San’Agata dei Fornari” con “italiani”) è riuscito a produrre uno dei più
straordinari esempi di sintassi burocratica.
Perfetta
applicazione del
terzo principio dell’idraulica
: se ti beccano, spara cazzate
una dopo l’altra.
Tre-pagine-tre di risposta, lette senza
vergogna dal sottosegretario Gioacchino Alfano, di cui vi propongo alcuni
passaggi topici (il resto lo potete leggere qui). Comincia con “In
esito al portato dell’articolo 1, comma” (in
esito al portato? Siamo sicuri?)
 e
dopo una quindicina di righe di nulla si arriva finalmente alla nave che serve
“per la proiezione di assetti (sic!) operativi ad elevata prontezza,
militari e umanitari, per il concorso della Difesa ad attività di soccorso
umanitario in occasione di eventi straordinari/calamità naturali con spiccati
requisiti di standardizzazione e interoperabilità nell’ambito della politica di
difesa comune europea”. Da cui si capisce che se non ci fossero terremoti,
maremoti, disastri assortiti questa nave non servirebbe a nulla perché la
guerra non fa parte delle sue prospettive. E l’omaggio di rigore alla politica
di difesa europea è del tutto vuoto perché, come si sa, non esiste.
Andiamo
avanti. “La progressiva definizione… hanno, nel contempo, portato a
determinare, nel dettaglio, la tipologia e il costo delle acquisizioni
necessarie per il soddisfacimento del requisito operativo… sono state
individuate le capacità che non rientravano nel volume finanziario
effettivamente disponibile”. Traduzione: pensavamo di spendere 844 milioni per
una nave che non ci serviva perché non rispondeva al requisito operativo
(portare pane agli affamati, se abbiamo ben capito). Mancanze che non dovevano
essere poche se fanno aumentare il prezzo di un circa 300 milioni. Alfano
chiama questo abominio semantico “processo di rimodulazione”. Beato lui che
riesce a dirlo senza contorcersi dalle risate per cui, prosegue senza il minimo
di ironia l’omonimo del ministro degli Interni, “è stata data priorità alla
compiuta realizzazione dei singoli progetti e al consolidamento dei contenuti
tecnologici sottesi al loro sviluppo”. Par di capire dunque che l’alternativa,
senza questi 300 milioni, sarebbe stata comperare della navi che non servivano
o non funzionavano. Interessante.
Ma le coup de théâtre arriva adesso: “l’integrazione di
282.295.487 euro (precisi
al centesimo, ndr)
 non
ha comportato alcun incremento delle capacità originariamente previste dal
requisito operativo della LHD
”. No,  davvero? Spendo 300
milioni in più per nulla? Questo è fondamentale: pago un sacco di soldi in più
ma non mi viene in tasca un beata mazza. Per cui, sembra voler dire
l’indefettibile Alfano, noi Governo non vi abbiamo imbrogliato a voi
parlamentari e italiani. La nave è la stessa. Costa trecento milioni in più, ma
non starete a guardare il pelo sull’uovo. O gufoni.
È
l’apoteosi: il
quarto principio dell’idraulica
 assurto a imbroglio sublime, tanto
perfetto da lasciare senza fiato per l’ardire. Se ti beccano con le mani nello
scarico mentre smonti il tubo che funziona perfettamente, parla della tua
infanzia infelice. Naturalmente tutto ciò non avviene davanti a un lavandino
che perde, ma in un’aula del Parlamento.
E
speriamo che non pretendano anche l’IVA (quinto
principio dell’idraulica)
.

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