“MA SI PUÒ BERE IN SERVIZIO?”

In questi giorni questa immagine, postata e ripostata sui gruppi di facebook, ha destato non poche polemiche. Noi vogliamo riassumerle con le parole di Michele Rinelli, in giacca blu.

Tra le domande che mi sono sentito rivolgere in questi giorni quella che più di frequente si affaccia è di sicuro “Ma in servizio si può bere?”, in riferimento chiaramente agli alcolici.


La domanda non certo priva di possibili puntualizzazioni scaturisce da delle foto, riprese da più siti, pagine e profili social, che ritraggono due agenti di una pattuglia, di non si sa bene quale città, sorseggiare un drink in atteggiamento rilassato, da “aperitivo”.

bere-polizia
Una foto questa che sta generando scandalo, che pone domande e che non vede l’ora di essere strumentalizzata ad uso e consumo di chi non vede l’ora di gettare fango addosso alle divise.

Perché i poliziotti non potrebbero bere in servizio?
In realtà non vi è un esplicito riferimento  alla impossibilità di bere in servizio in nessun regolamento, la battuta scaturisce facilmente dalle centinaia di pellicole americane dove il poliziotto, esortato a bere un drink, risponde che in servizio non può consumare alcolici.

Ed è nella concezione anglosassone che evidentemente possiamo rintracciare un netto divieto all’uso dell’alcol ma in Italia, più elegantemente e in maniera discrezionale, il principio per cui in servizio sarebbe meglio non bere lo rintracciamo nel più ampio concetto del “Decoro della Funzione”, il concetto di ubriacarsi non lo prendo nemmeno in considerazione visto che non è possibile svolgere un servizio pubblico, qualsiasi esso sia, in stato di ebbrezza.

Perché, di fronte a un caffè, probabilmente, nessuno si sarebbe scandalizzato, nemmeno di in occasione di briosche e cappuccino, magari con tanto si zucchero a velo che di certo tutto questo decoro nemmeno lo consente all’uniforme indossata, infatti  ciò che colpisce è di vedere due agenti con un calice di un verosimile alcolico.

Non possono certamente mettermi nelle condizioni di sostenere che in quel flut vi fosse dell’acqua, più facile sarebbe stato sostenerlo se al posto del flut vi fosse stato appunto un bicchiere diverso, non da aperitivo, pertanto, purtroppo, chiunque sia stato ritratto in una scena considerata dai più inopportuna e, come direbbero i burocrati tale da recare nocumento all’istituzione,  se ne assumerà probabilmente le conseguenze in sede disciplinare.

La cosa grave però è che ancora, alle soglie del 2017, dopo quasi 20 anni di “denunce per immagini” ancora non abbiamo capito quanto sia necessario non cascare in situazioni assolutamente evitabili come quella di farsi sorprendere al bar in divisa a bere un presunto aperitivo alcolico.
Perché il contenuto, chiaro per molti, è comunque presunto, forse non era alcolico, forse lo era, il problema è il messaggio che manda, quello che trasmette l’immagine in se per se…in fondo nessuno ha voglia di capire, di accusare con raziocinio ma solo di speculare e scandalizzare.

Hanno quindi ragione i poliziotti a sentirsi sotto attacco e a disinteressarsi del problema o, visti i tempi, sono i poliziotti stessi, con i loro atteggiamenti a doversi difendere sempre di più non solo dal delinquente che vuole far loro la pelle ma dal cittadino indignato che anche se non lo è si sente abbandonato?
A ciascuno in coscienza la risposta ma, è bene ricordare, che non sono gli sbirri a cambiare il mondo (come qualcuno arruolandosi molto giovane crede o credeva) ma tutto il resto che , volente o no,  cambia gli sbirri.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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