lL SOLDATO ACCOLTELLATO: “HO FATTO IL MIO DOVERE”. IL PADRE: “SONO ORGOGLIOSO DI LUI”

Il giovane è ricoverato nel reparto di Chirurgia seconda dell’ospedale Sacco. È quanto scrive Giulia Bonezzi per il Giorno.it.

«Ho fatto il mio dovere», dice il soldato semplice Fabrizio T. nel reparto di Chirurgia seconda dell’ospedale Sacco dove dovrebbe restare almeno fino a domani. Giovedì sera, mentre iniziavano a ricucirlo, telefonava a casa, in provincia di Roma, per tranquillizzare i suoi. Una macchina dell’Esercito ha portato a Milano il papà e uno zio. «Sono molto orgoglioso di lui – dice il padre –. È un ragazzo forte». «Una bella persona», aggiunge il professor Diego Foschi, direttore del dipartimento chirurgico, ed è l’unica concessione a un bollettino stringato: «Condizioni in miglioramento, prognosi riservata». Dei tre uomini di Strade sicure feriti durante un controllo in Stazione Centrale, Fabrizio è il più grave: quattro coltellate, una al braccio destro, una al collo che è arrivata a un centimetro dai grossi vasi, due a sinistra del torace, da dietro. Dalla più profonda l’équipe del professor Foschi ha drenato 700 cc di sangue. È sempre rimasto cosciente, anzi, ha placcato l’accoltellatore insieme al caporalmaggiore scelto Giuseppe G., 34 anni, colpito all’ascella e dimesso nella notte con una prognosi di 7 giorni, e all’agente della Polfer Dario G., 34 anni, uscito a fine mattinata dal Fatebenefratelli con 25 giorni di prognosi e un taglio profondo al braccio. Se non si fosse spostato, mormorano i colleghi, l’avrebbe preso al petto.

I soldati sono del 132° Reggimento di artiglieria terrestre Ariete, di stanza a Maniago in Friuli, distaccati da febbraio a Milano per Strade sicure. Hanno usato il «Mcm», Metodo di combattimento militare dell’Esercito, che adatta tecniche di arti marziali per neutralizzare un attacco. Ci hanno messo 20 secondi netti. Il caporalmaggiore ha all’attivo anche missioni all’estero, per il soldato Fabrizio T. è questa la prima. Ventun anni da compiere, come il suo aggressore. Una storia tutta diversa: «È fissato con la divisa – dice il papà -. È la sua vocazione fin da bambino». Un metro e 80, molta palestra, a giorni avrebbe partecipato a due concorsi: il Vfp4 per altri quattro anni di ferma, e quello per entrare nei Carabinieri. Ieri in ospedale era un viavai di commilitoni e autorità, col prefetto Luciana Lamorgese e il questore Marcello Cardona a far la spola. Nel primo pomeriggio è arrivato il presidente del Senato Piero Grasso, per passare qualche minuto con Fabrizio T. e il poliziotto Dario G. che l’aveva raggiunto, e «portare loro l’affetto e il rispetto dei cittadini. La cosa su cui riflettere è il coraggio di questi ragazzi».

L’agente poco dopo ha avuto un lieve malore, effetto probabile dello sbalzo di adrenalina e del sangue perso: un’ambulanza dell’Esercito l’ha portato all’ospedale militare di Baggio, dove resterà in osservazione. Dal suo letto del Sacco il soldato Fabrizio «non vede l’ora di tornare in pista».

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