LIBIA:QUANTI MILITARI SARANNO MESSI IN CAMPO DALL’ITALIA?

È
iniziato il conto alla rovescia per l’intervento militare in Libia. «Non
possiamo immaginare di far passare la primavera con una situazione libica
ancora in stallo», ha detto ieri al Corriere della Sera Roberta Pinotti,
ministro della difesa. La coalizione che si va formando sarà sotto la guida
dell’Italia e composta da inglesi, francesi e americani. Per battere l’Isis,
che controlla la città di Sirte e almeno 150 chilometri di costa, questa volta
servono gli scarponi sul terreno, oltre ai soliti bombardamenti tipo Siria. Ma
quanti soldati servono? Quanti ne saranno messi in campo? E quanti saranno
forniti dall’Italia?

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Su
questi punti, forse memore di una clamorosa gaffe di un anno fa, quando disse
che potevamo mandare subito 5 mila soldati in Libia, la ministra Pinotti non ha
detto una sola parola
. Ma il tema è cruciale, e i generali con licenza di
parlare ne discutono. Un mese fa, intervistato dal sito Formiche.net, il
generale Mario Arpino, ex capo di stato maggiore della difesa, disse che in
Libano, scenario militare simile alla Libia, abbiamo inviato 11 mila militari.
Nel paese nordafricano però non basterebbero: «Ce ne vorrebbero 100 mila,
oppure almeno 50 mila, per tenerci al minimo possibile
». Ma pare che le
disponibilità reali dell’intera coalizione siano di molto inferiori anche a
questo minimo.

Pochi
giorni fa, sulla Repubblica, il generale Giuseppe Cucchi, ex direttore del
Centro militare di studi strategici, ha firmato un articolo in cui ha messo a
nudo le conseguenze delle continue riduzioni delle spese militari in Europa
.
Rispetto agli anni 90, quando i maggiori paesi Ue potevano mettere in campo un
esercito di terra di 60 mila uomini, oggi non si riuscirebbe a schierarne più
di 30 mila. Per questo, sostiene il generale Cucchi, «l’ipotesi ragionevole»
del corpo di spedizione in Libia sarà di 8-10 mila soldati europei, dei quali
soltanto mille saranno italiani (probabilmente della Folgore). Quanto agli
americani, il generale ne prevede un impegno marginale, mentre Russia e Cina
resterebbero fuori dalla coalizione. Inutile illudersi: con queste premesse, e
con il governo unitario libico in alto mare, sconfiggere l’Isis sarà molto
difficile. E per l’Italia, un impegno pieno di rischi.
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