Libero associazionismo professionale a carattere sindacale o rappresentanza militare a carico del personale? Il sim guardia costiera chiede la presenza del ministro delle infrastrutture e dei trasporti nella legge sui sindacati

Con sgomento questa Associazione Professionale a carattere sindacale ha assistito all’autorevole contributo del Professor Giovanni Maria Flick, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, in audizione il 4 Dicembre presso la IV Commissione Difesa su libertà sindacale del personale delle Forze Armate.

Consci che la materia possa ingenerare timori e resistenze, ma impressionati di fronte al fatto che non si riesca a discernere che non vi è conflitto tra specificità e tutela dei diritti del personale, promozione sociale e cura del benessere dello stesso.

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I limiti posti dalla sentenza della Corte Costituzionale (punti 17 e 18), come da essa stessa evidenziato, lasciando fermo quello sul divieto di sciopero, hanno un carattere provvisorio e d’urgenza, ricalcando la definizione di quelli imposti alla Rappresentanza Militare col fine di colmare un vuoto normativo “in attesa dell’intervento del legislatore”.

Il tema è, si vuole consentire ai professionisti militari il libero associazionismo o imporre una rappresentanza militare a carico dello stesso?

L’associazionismo professionale è neutro e quindi non collide con la pronunciazione Costituzionale dell’art. 98 – terzo comma, non costituisce la tutela del personale pericolo alcuno alla neutralità delle Forze Armate, né, tantomeno, un freno al sacro dovere della difesa della patria. Infatti, associare la specificità del militare alla sua professionalizzazione non limita gli effetti dell’art. 52 della Costituzione, al contrario ne amplifica la valenza riconoscendo che il lavoratore in divisa è l’unico appartenente alla pubblica amministrazione a sottoscrivere un contratto in cui si stabilisce che per tale difesa è pronto ad offrire la sua stessa vita.

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Da questo deriva lo sgomento quando si ascoltano riferimenti alla professione militare come scelta di vita e non derivante da un obbligo, come avveniva per la leva. Per quanti anni si sono ascoltate queste parole a giustificazione di rinunce, in alcuni casi veri atti lesivi della sfera individuale, economica e familiare del personale, che non avevano nessuna necessaria sussistenza ai fini della tutela degli interessi della Forza Armata o della Patria.

Sgomento, ascoltando nelle pronunce dibattimentali in commissione associazioni di pensiero per le quali  la tutela del personale possa divenire probabile causa di lesione dei vincoli dello status di militare come quello di segretezza, di subordinazione o rispetto delle gerarchie, pronunce poco rispettose proprio in funzione del fatto che la scelta di esercitare la professione militare comporta nelle sue specificità anche l’art. 725 del DPR 90/2010 che impone come un dovere la cura degli interessi e del benessere del personale.

La difesa della patria, la prontezza operativa sono davvero messe in discussione dal garantire al militare una vita dignitosa? Considerando che tale obiettivo si raggiunge semplicemente assicurando l’adempimento delle disposizioni contenute nel T.U.O.M, nelle leggi e regolamenti dello Stato e in tutte le direttive di servizio discendenti? Avendo presente che tale rispetto potrà essere ricercato e realizzato in maniera prioritaria in cooperazione con la Forza Armata?

Se la condivisione nella redazione del testo di legge in merito alla libertà di associazione professionale sindacale a carattere militare per il personale militare si deve tradurre, non recependo i pareri di chi tale professione svolge, in una serie di divieti e limitazioni si finirà con l’aver legiferato solo per rendere la Rappresentanza Militare un onere a carico del professionista non riconoscendo, realmente, nulla della sua specificità.

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Per la scrivente associazione è imprescindibile, per una efficace rappresentanza dei propri iscritti, ricevere una corretta, più che bilanciata, libertà, con la possibilità di poter collaborare a migliorare le condizioni di lavoro del personale offrendo contributi sin dalla fase di contrattazione, cui con forza si richiede l’inclusione del Dicastero di appartenenza Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a tutte le materie cui possano ascriversi legittimi interessi (a cura della Segreteria nazionale SIM Guardia Costiera).