Kosovo, tensione nel Nord con la minoranza serba: nuove esplosioni e spari a raffica

Nel Nord Kosovo sale la tensione: nella serata di domenica si sono uditi esplosioni e spari a raffica. Nel darne notizia, la tv pubblica serba Rts ha precisato che le nuove detonazioni si sono registrate nei pressi della località di Rudare. In tutto il Nord, in una situazione di alta tensione interetnica, prosegue la protesta della locale popolazione serba, con barricate e blocchi stradali, decisa dopo l’arresto di un ex agente serbo della polizia kosovara. Nelle zone più sensibili sono presenti pattuglie della Forza Nato (Kfor) e della missione civile europea (Eulex). Le scuole che operano nel sistema di istruzione serbo resteranno chiuse.

Rinviate le elezioni amministrative – Sabato la presidente del Kosovo Vjosa Osmani, alla luce della forte tensione che permane nel Paese, dopo consultazioni con le forze politiche aveva annunciato il rinvio al 23 aprile delle elezioni locali dei comuni del nord a maggioranza serba. Appelli alla rimozione delle barricate e dei blocchi stradali sono giunti da Ue, Nato e Usa.

L’arresto del poliziotto e l’inizio delle proteste – L’origine dell’acuirsi della tensione è da individuare nell’arresto sabato di un ex agente della polizia kosovara, di etnia serba, che il 5 novembre scorso si era dimesso dall’incarico unitamente a tutti gli altri rappresentanti serbi della polizia e delle altre istituzioni del Kosovo. Dopo che la notizia dell’arresto si è diffusa, i serbi hanno attuato raduni ed eretto barricate con blocchi stradali in vari punti del nord del Kosovo.

Nel darne notizia, la tv pubblica serba Rts non ha precisato i motivi dell’arresto, avvenuto al valico di frontiera di Jarinje mentre l’ex agente faceva ritorno in Kosovo da Raska, località del sud della Serbia a ridosso del confine, dove si era recato per motivi privati.

Belgrado: “Da Pristina brutale repressione” – L’arresto dell’ex poliziotto serbo è stato condannato con forza dalla dirigenza di Belgrado. Petar Petkovic, capo dell’Ufficio governativo serbo per il Kosovo, ha parlato di “brutale rappresaglia e intimidazione da parte del premier kosovaro Albin Kurti”, che si inventa accuse inesistenti a carico di coloro che hanno deciso di abbandonare le istituzioni kosovare.

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