Esteri

Israele invia 100mila soldati verso la Striscia di Gaza: gli aggiornamenti

“Va sventato il rischio di una escalation che avrebbe conseguenze incalcolabili e incontrollabili sul piano regionale, che andrebbero a sommarsi a un quadro già difficilissimo in altre aree del mondo, a partire dal conflitto in Ucraina. In Medio Oriente vanno tenute debitamente presenti le complesse dinamiche di una regione in movimento”. A dirlo, in un’intervista al Corriere della Sera, è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

“Voglio essere chiaro. L’aggressione di Hamas in territorio israeliano – è la premessa del titolare della Farnesina – va condannata con la massima fermezza. E noi riconosciamo il pieno diritto di Israele a difendersi, tanto più di fronte a una aggressione come questa che sta sconvolgendo il mondo per la ferocia, la bestialità come perfino il vilipendio dei cadaveri di atti contro civili e non di azioni militari”.

Come agire per evitare un’escalation? “La situazione – risponde Tajani – richiama paradossalmente la necessità di riportare il processo di pace al centro dell’attenzione internazionale. Siamo pronti a lavorare per favorire il raffreddamento delle tensioni, come già ottenuto a inizio anno con le intese di Aqaba e Sharm el-Sheikh, e la successiva ripresa di una prospettiva politica”.

“Io personalmente – spiega il titolare della Farnesina – ho già parlato sia con il ministro degli Esteri israeliano Cohen che con il mio omologo egiziano Shukri e il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi, per auspicare un dialogo che porti a un abbassamento della tensione, e mercoledì sarò in visita ufficiale in Egitto per incontrare il presidente Al-Sisi. Contiamo molto sull’Arabia Saudita, sulla Giordania e sull’Egitto, quest’ultimo ha canali di comunicazione efficaci con Hamas, affinché possano compiere un’opera di mediazione”.

Tajani definisce “estremamente preoccupante vedere l’atteggiamento dell’Iran, immagini in cui si fanno salti di gioia davanti al massacro di cittadini indifesi. Purtroppo non aiuta lo stallo del Processo di pace, né la percepibile crisi di consensi dell’Autorità palestinese, ma pure di Hamas stesso presso i suoi cittadini”.

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