Innovazione Esercito: Sciami di robot e 5G

L’indirizzo strategico è suggestivo: «Sistema strutturato di investigazione congiunta». Il sistema è un triangolo, ai tre vertici l’Esercito, l’industria militare, il polo di università e ricerca. L’investigazione congiunta è un processo rinnovato: continuo, ininterrotto, di mutuo scambio per l’innovazione, la competitività, la produzione di valore aggiunto.Di pari passo, un profilo di forza armata in linea con gli strumenti più moderni, flessibile per ogni esigenza operativa, in linea con le prospettive dei nuovi mezzi tecnologici. Un modello delineato in un report presentato oggi al Ministero della Difesa.

“Esercito motore tecnologico e di innovazione”
Curato dal III reparto dello Stato Maggiore, il report “Prospecta” raggruppa strategie e obiettivi operativi ad alta tecnologia delle divise grigio-verdi del futuro in una prospettiva oltre i prossimi tre lustri. Non si limita, però, alle ambizioni di sviluppo e ammodernamento dei soldati. Il documento, infatti, riconosce e convide gli input e le prospettive dell’industria di settore, Leonardo in primis; di altre holding decisive per l’operatività militare, come Tim; più quelle del sistema di ricerca scientifica, in testa il Cnr-consiglio nazionale delle ricerche. Sottolinea nell’introduzione il capo di Sme, generale Salvatore Farina: il documento «permetterà all’industria di valorizzare le proprie idee e progetti di ricerca; una volta al servizio del Paese, potranno contribuire alla sicurezza e l’efficacia dello strumento militare, della Difesa e del Sistema Paese».

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Ricerca e innovazione: dagli sciami di robot al 5G
Il dossier dell’Esercito, nella sua declinazione imprenditoriale, parte da una prospettiva ampia sul potenziale tecnologico dell’industria italiana con un capitolo di Nicoletta Amodio e Livio Romano di Confindustria. Poi, scende nel futuro prossimo del teatro operativo militare. Dove i famosi boots on the ground – gli uomini sul campo – sono un profilo non più unico e totalizzante, anzi se non superato quantomeno affiancato, di certo, da sistemi teleguidati, comandati da remoto, perfino autonomi dall’uomo. La “robotica di sciame” è un esempio: un «sistema intrinsecamente robusto perchè il malfunzionamento di qualche componente – si legge nel dossier – non inficia la capacità di portare a termine la missione». Sulla robotica l’Italia «in Europa è seconda solo alla Germania, alla pari solo con la Francia». Sviluppi sconfinati, poi, già si delineano da tempo con l’adozione dell’intelligenza artificiale e le potenzialità insite nel nuovo standard di telefonia 5G.

Un «business plan» per le imprese e la sicurezza
Con l’innovazione strategica – gli addetti ai lavori le chiamano «tecnologie abilitanti» e «sviluppi capacitivi» l’Esercito punta a una sinergia con l’industria e la ricerca mirata a dare efficienza e visione sulla pianificazione a medio e lungo termine. In gioco c’è la ricerca spinta alla concretezza dei risultati: gli obiettivi di strategia della difesa operativa, i piani per lo sviluppo del potenziale tecnologico dell’industria e «il ruolo degli incubatori di tecnologia». In un traino civile-militare alimentato e generatore, a sua volta, del sistema di ricerca e sviluppo. Oggi se ne discute al ministero della Difesa, guidato da Lorenzo Guerini, presenti, tra gli altri, il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli, il numero uno di Sme Farina, il presidente di Aiad (aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza) Guido Crosetto, l’ad di Iveco Defence Vehicles, Claudio Catalano, l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, e il sottosegretario Angelo Tofalo.

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