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Crosetto alla Camera: “Il 5% Nato non è tutto spesa militare. Con Israele chiusi i rapporti militari, non quelli diplomatici”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto alla Camera dei Deputati rispondendo alle interrogazioni parlamentari su due dossier politicamente sensibili: l’aumento degli impegni Nato in materia di sicurezza e difesa e il memorandum di cooperazione militare con Israele. Un passaggio netto, a tratti duro, nel quale il ministro ha rivendicato la linea del governo, ha corretto quella che considera una lettura distorta del parametro del 5% del Pil e ha confermato che, a oggi, il memorandum militare con Israele “non è valido”.

Crosetto chiarisce il nodo del 5% Nato: “Non è tutto difesa”

Il primo punto affrontato da Crosetto riguarda le recenti discussioni in ambito Nato e, in particolare, il parametro del 5% del Pil, finito al centro del dibattito politico e mediatico.

Il ministro ha voluto distinguere con precisione le componenti di questa soglia. Secondo Crosetto, l’1,5% del Pil rientra in un contenitore più ampio, legato a sicurezza e resilienza, e non può essere considerato spesa strettamente militare.

In questa quota, ha spiegato, potranno essere ricomprese spese già esistenti o programmate relative a infrastrutture, mobilità, energia, protezione delle reti e altre misure funzionali alla sicurezza nazionale. Per questo, ha sottolineato il ministro, “non si tratta di finanziamenti aggiuntivi” e nemmeno di spese destinate direttamente alle capacità di difesa nazionale.

La quota “core” della difesa: obiettivo al 3,5% entro il 2035

Diverso, invece, il discorso sulla componente strettamente militare. Crosetto ha indicato nel restante 3,5% del Pil la quota riferita alle capacità di difesa cosiddette “core”.

Anche su questo punto, il ministro ha insistito sulla necessità di evitare semplificazioni: non si tratta di un obiettivo immediato, ma di una traiettoria di lungo periodo, sviluppata su un arco di dieci anni, con orizzonte al 2035 e soggetta a revisione nel 2029.

L’Italia, ha ricordato Crosetto, parte formalmente da un livello del 2,09% del Pil. Da qui deriverebbe un incremento ulteriore dell’1,41% da raggiungere entro il 2035, senza ratei obbligati o fissi.

Nel breve periodo, l’impegno già delineato dal governo nel documento programmatico di finanza pubblica riguarda invece un aumento tendenziale dello 0,5% in tre anni, articolato in 0,15%, 0,15% e 0,20%.

“Il 2,09% non nasce da nuove risorse”: la precisazione del ministro

Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento riguarda il dato di partenza dell’Italia. Crosetto ha chiarito che il valore del 2,09% non è stato raggiunto attraverso un incremento di nuove risorse o nuove capacità per la Difesa.

Secondo il ministro, quel dato deriva da una diversa e più ampia contabilizzazione di spese e attività già sostenute dallo Stato. Una scelta, ha aggiunto, adottata anche da altri Paesi, attraverso una migliore attribuzione di ambiti e forze con una funzione più direttamente riconducibile alla dimensione militare.

Il punto politico è chiaro: l’Italia risulta formalmente sopra il 2%, ma non ha costruito in questi anni un presidio difensivo aggiuntivo proporzionato alle minacce crescenti. Una puntualizzazione destinata a pesare nel confronto parlamentare, perché separa il dato contabile dalla reale capacità operativa.

Energia, infrastrutture e reti: la sicurezza nazionale cambia perimetro

Crosetto ha poi respinto la contrapposizione tra spese per l’energia e spese per la difesa. La chiave di lettura, ha spiegato, deve essere diversa: oggi la sicurezza nazionale va considerata in modo più ampio e integrato.

Nel nuovo scenario, la difesa non coincide soltanto con strumenti militari tradizionali, ma include la resilienza energetica, la protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza delle reti e la capacità complessiva del sistema Paese di reagire a crisi, attacchi e vulnerabilità.

È in questo quadro che il ministro colloca anche il ricorso a strumenti europei come Safe, definito un meccanismo finanziario a condizioni favorevoli pensato per sostenere iniziative comuni, accelerare lo sviluppo di capacità indispensabili per la difesa europea e valorizzare tecnologie e capacità produttive degli Stati membri.

Strumento Safe, Crosetto: “Indispensabile per la Difesa”

Sul programma Safe, Crosetto ha confermato l’interesse della Difesa, precisando tuttavia che le valutazioni finanziarie e attuative restano demandate al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il ministro ha definito lo strumento “assolutamente indispensabile”, soprattutto in relazione agli investimenti necessari per colmare le capacità mancanti. Un passaggio che conferma la linea del governo: utilizzare gli strumenti europei disponibili, senza però sciogliere in Aula tutti i nodi finanziari legati alle modalità concrete di adesione.

Memorandum militare con Israele, il governo rivendica la linea: “Nessuna ambiguità”

La seconda parte dell’intervento ha riguardato il memorandum di cooperazione militare con Israele. Crosetto ha ricordato che il governo ha già fornito chiarimenti in diverse sedi parlamentari.

Il ministro ha richiamato la seduta della Camera del 15 aprile 2026, quando il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani aveva risposto a un quesito sul tema, precisando che il ministro della Difesa, d’intesa con la presidente del Consiglio e con il ministro degli Esteri, aveva comunicato al ministro della Difesa israeliano Israel Katz, con una lettera del 13 aprile, la decisione del governo italiano di sospendere il rinnovo automatico del memorandum.

Analogo riscontro, ha ricordato Crosetto, è stato fornito dal ministro Antonio Tajani al Senato il 23 aprile 2026. La posizione è stata poi ribadita dal ministro della Difesa l’11 maggio 2026 in risposta a un’interrogazione scritta e ulteriormente sottolineata da Tajani il 13 maggio 2026 durante un’audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa riunite e congiunte di Camera e Senato.

“A oggi quel memorandum non è valido”

Crosetto ha scandito il punto centrale: per il governo non esistono profili di incertezza o ambiguità sulla volontà italiana né sull’idoneità della comunicazione a impedire la proroga automatica del memorandum.

La scelta, ha spiegato, è stata assunta alla luce della gravità della situazione internazionale e nel quadro di un dialogo franco con la controparte israeliana.

Il ministro ha quindi sintetizzato così la linea dell’esecutivo: l’azione condotta ha impedito il rinnovo automatico dell’accordo, evitando al tempo stesso di chiudere ogni canale diplomatico. Una distinzione che Crosetto considera decisiva: chiudere i rapporti militari, non spezzare quelli diplomatici.

La frase più netta arriva alla fine del passaggio: “A oggi quel memorandum non è valido”.

Il ministro attacca le accuse: “Insulti gratuiti, ma i canali servono per proteggere gli italiani”

Nella replica politica, Crosetto ha alzato i toni. Ha contestato la dinamica delle interrogazioni parlamentari, accusando alcuni interlocutori di intervenire per poi formulare attacchi senza consentire una controreplica.

Sul rapporto con Israele, il ministro ha rivendicato una postura dura quando necessario, ma ha difeso la scelta di mantenere canali diplomatici aperti. Secondo Crosetto, quei canali sono stati utili proprio nei giorni in cui cittadini italiani, giornalisti e anche rappresentanti delle istituzioni si sono trovati in difficoltà.

Il ministro ha fatto riferimento al prelevamento di cittadini in acque internazionali, definendo quell’azione “illegale”. Ma ha aggiunto che rompere del tutto i rapporti significherebbe privarsi degli strumenti necessari per assistere i connazionali e rassicurare le famiglie.

“Rapporti militari chiusi, rapporti diplomatici no”

Crosetto ha sintetizzato la linea italiana con una formula netta: non esiste oggi un accordo militare operativo con Israele e i rapporti di cooperazione militare sono stati chiusi in questa fase.

Allo stesso tempo, il governo non intende interrompere i rapporti diplomatici. La distinzione è politicamente delicata, ma per il ministro è essenziale: mantenere un canale non equivale a condividere le scelte del governo israeliano, bensì a preservare la capacità dello Stato italiano di intervenire a tutela dei propri cittadini.

La nuova minaccia: “Bastano quattro droni per mettere in ginocchio un Paese”

Uno dei passaggi più incisivi dell’intervento è stato dedicato al cambiamento della minaccia. Crosetto ha sostenuto che oggi garantire sicurezza e difesa a un Paese è diventato molto più difficile rispetto al passato.

Non si tratta più solo di prepararsi all’eventualità di un’invasione da parte di uno Stato ostile. Nel nuovo scenario, anche un’organizzazione non statuale, composta da poche decine di persone, può colpire infrastrutture strategiche con costi relativamente contenuti.

Il ministro ha citato l’esempio di droni in grado di colpire infrastrutture elettriche, impianti di potabilizzazione o strutture energetiche. Per Crosetto, la difesa moderna deve quindi proteggere non solo confini e spazi aerei, ma anche reti, infrastrutture e catene vitali per il funzionamento quotidiano del Paese.

La metafora delle inferiate: “Non si investe in armi, si investe in sicurezza”

Per spiegare la necessità di maggiori risorse, Crosetto ha usato una metafora domestica: quella delle inferiate alle finestre.

Secondo il ministro, una famiglia che installa inferiate non lo fa perché desidera spendere soldi in quel modo, ma perché vuole proteggere la propria sicurezza. Avrebbe preferito destinare quelle risorse alla scuola dei figli, a un motorino o a un divano nuovo, ma sceglie la protezione perché la considera necessaria.

Lo stesso, ha argomentato Crosetto, vale per lo Stato. Investire nella difesa non significa attribuire una priorità ideologica alle armi, ma garantire la sopravvivenza delle istituzioni, della libertà e della sicurezza collettiva.

Appello al Parlamento: “La difesa non sia terreno di scontro elettorale”

Nel finale, Crosetto ha lanciato un appello al Parlamento. Il ministro ha auspicato un confronto più alto e meno condizionato dalle convenienze di parte sui grandi temi della sicurezza nazionale.

Ha richiamato la necessità di discutere di Safe, delle risorse, del futuro delle Forze armate e delle minacce che l’Italia deve affrontare, possibilmente in un clima meno esposto alla logica del voto finale, della conta politica e delle telecamere.

Il messaggio è esplicito: i governi cambiano, ma i problemi della difesa restano. Le scelte compiute oggi peseranno sui prossimi esecutivi, sui futuri ministri e sulle generazioni successive.

Crosetto: “La difesa si costruisce pensando ai figli e al futuro del Paese”

La chiusura dell’intervento ha avuto il tono di un monito istituzionale. Crosetto ha sostenuto che la sicurezza e la difesa di una nazione non dovrebbero essere ridotte a terreno ordinario di scontro politico.

Per il ministro, costruire la difesa non significa pensare al consenso immediato o al destino di un singolo governo, ma alla sicurezza dei cittadini, dei figli e del futuro dell’Italia.

Una posizione destinata ad alimentare il dibattito: da un lato la richiesta di maggiori risorse e di una visione strategica più ampia, dall’altro le tensioni politiche su spesa militare, rapporti con Israele e priorità economiche del Paese.

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Andrea Valenti – Analista di sicurezza e informazione strategica
Analista di sicurezza e informazione strategica

Andrea Valenti

Andrea Valenti è un analista indipendente specializzato in difesa, sicurezza nazionale, geopolitica e informazione strategica. Su InfoDifesa.it cura contenuti basati su fonti verificate e analisi contestualizzate, con particolare attenzione alla resilienza informativa e ai temi di sicurezza globale.