Il potenziale dell’industria della Difesa Italiana in politica estera

(di Guido Buccardi) – La recentissima vincita da parte di Fincantieri (uno dei piu’ importanti complessi cantieristici al mondo, eccellenza tutta italiana) della commessa Usa per la realizzazione di un’unità navale per la U.S. Navy, testimonia un’iniezione di fiducia straordinaria per la ripresa economica italiana, attanagliata dall’emergenza pandemica del Coronavirus. Il bando, dal valore di 795 milioni di Dollari, che si è aggiudicato Fincantieri prevede la costruzione nel Wisconsin, tramite il braccio di Fincantieri negli Usa, Fincantieri Marine Group, dell’unità capoclasse del nuovo progetto statunitense “Fast Frigade” (fregata veloce) FFGx.

Il progetto sarà quindi sviluppato a partire dal progetto FREMM, Fregata Europea Multimissione, realizzata anche in versioni antisommergibile, nuova classe di eccellenza della Marina Militare italiana, ed è bene ricordare che il bando prevede un’opzione di acquisto per ben 10 esemplari, per un valore che frutterebbe quindi al colosso italiano piu’ di 5,5 miliardi di dollari.

Il Pentagono in particolare è rimasto colpito dall’efficacia delle Fremm per quanto riguarda la loro difesa aerea e soprattutto dalla potenza elettrica disponibile a bordo, che potrebbe in futuro permettere di installare armi ad energia diretta (è di pochi giorni fa il video che mostra una nave statunitense abbattere un drone UAV utilizzando un cannone laser nel Pacifico).

Tale successo dell’industria italiana mette nero su bianco, ancora una volta, come l’Italia sia un perno centrale dell’Alleanza Nordatlantica. Oltre che sul piano operativo (vedasi i recentissimi sviluppi riguardanti l’operazione Irini: l’Ammiraglio italiano Socci è stato nominato dal Consiglio UE “force commander”), l’Italia quindi si conferma anche sul piano logistico un valido riferimento per acquirenti non solo europei o americani (nel 2011 Mosca acquistò 1.775 blindati Lince, il “felino italiano” che ha fatto scuola nel mondo, con un contratto da circa un miliardo di dollari, numero poi limitato a 350 nel 2013, avendo il Ministero della Difesa russo preferito il prodotto nazionale GAZ Tigr, ma per ragioni “buy russian” e di politica estera, dopo il riavvicinamento di Roma a Washington con il Governo Monti).

Guardando al futuro, in teatri operativi in cui anche gruppi asimmetrici potranno entrare in possesso di armi sofisticate semplicemente avendone la disponibilità economica, sarà sempre piu’ la tecnologia a salvare vite, sia civili che militari. Anche qui è un’azienda italiana, la Curti Aerospace, a testare con successo lo Zephir, il primo elicottero con paracadute utilizzabile in caso di guasti o mal tempo (ed in futuro chissà, magari come ultima speranza contro armi contraeree). Anche il mondo arabo offre grandi opportunità e l’Italia è sul punto di prendersi una grossa fetta. Un contratto da 9 miliardi di dollari, incentrato sulla fornitura di fregate Fremm (due date per sicure e altre quattro da confermare) è in corso di discussione con Il Cairo. Sul tavolo delle trattative sono presenti anche pattugliatori, 24 cacciabombardieri Tifone, oltre ad aerei da addestramento Macchi M-346 ed ai 24 AW149 di Leonardo, la cui pancia potrà ospitare al massimo 8 membri ma un alto carico di trasporto in stiva, il che suggerisce un utilizzo antisommergibile o per missioni tattiche a lungo raggio. E’ l’ultima frontiera dell’acquisto di armi pesanti dell’Egitto, paese di 100 milioni di abitanti nel mezzo di un Nord Africa in subbuglio e un Medio Oriente instabile.

Anche Washington compra italiano: Leonardo, in collaborazione con Boeing, si aggiudica 2,4 miliardi di dollari per un contratto che prevede fino a 84 elicotteri MH-139 per la U.S. Air Force, elicottero multiruolo che sostituirà, nella protezione di siti balistici intercontinentali e nel trasporto delle forze speciali, gli UH-1 Huey, l’icona del Vietnam.

Dunque la diplomazia del portafogli non è certo una novità per il mondo militare e per quello delle relazioni interstatuali, sul piano industriale ed economico in questo campo l’Italia c’è e fa sentire a gran voce la sua presenza. Per quanto riguarda la politica estera forse, nell’intessere alleanze ed accordi, si potrebbe considerare di piu’ questo settore, essendo la pacificazione di aree a rischio tramite la cooperazione internazionale uno dei grandi temi del 21esimo secolo, ma qui la parola a chi di dovere.

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