ESERCITO: I MARESCIALLI TORNANO AL VOTO, INDETTE ELEZIONI STRAORDINARIE DEL COCER

“Finalmente si rifanno le elezioni del cocer Esercito, cat. B. Ora i quattro delegati abusivi si facciano da parte, hanno occupato con l’inganno per 4 anni un posto che non gli competeva.”

Lo avevo denunciato nell’agosto del 2012 ma nessuno volle  ascoltarmi. Invece, lo scorso  28 gennaio, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del maresciallo Alessandro Mosti, decretando l’annullamento delle elezioni dei membri del cocer, sez. Esercito, categoria B, svoltesi nel luglio del 2012.

Ora le procure militare e ordinaria alle quali il 27 febbraio scorso ho nuovamente indirizzato la mia denuncia  dovrebbero accertare se i fatti – la falsa dichiarazione contenuta nel verbale delle  operazioni di voto Sottoscritto dal generale Paolo Gerometta- costituiscano reato e, quindi, conseguentemente, punire i colpevoli.

Finalmente dopo 4 anni verrà ripristinata la legalità ma non dovrà e non potrà essere l’attuale presidente del cocer, generale Paolo Gerometta, a poter presiedere il seggio elettorale avendo già dimostrato, secondo i giudici di Palazzo Spada, incompetenza e incapacità di applicare la legge. Legge che è stata violata e aggirata con il censurato risultato di aver garantito ad alcuni, arrivando anche a dichiarare il falso, di poter occupare abusivamente dei posti di responsabilità in rappresentanza di tutti i marescialli dell’Esercito.

Alessandro Mosti ha pagato e sta pagando un prezzo altissimo per essere stato coerente con i principi che ci hanno  guidato  fino a questo risultato. Un risultato che solo noi davamo per scontato  ma che ora anche i nostri detrattori hanno dovuto accettare.

Non va dimenticato che mentre noi reclavamo legalità e diritti il governo e la piegata maggioranza parlamentare e, infine, il Presidente della Repubblica li negavano prorogando la durata del mandato di un organismo illegittimo fin dal suo insediamento avvenuto nel 2012.

Perché il generale Claudio Graziano, attuale Capo di stato maggiore della difesa, all’epoca dei fatti capo di stato maggiore dell’ esercito ha atteso tutto questo tempo per dare attuazione alla decisione dei giudici?
Forse dobbiamo leggere, come abbiamo fatto, una sua diretta responsabilità nella intera vicenda?

ARROGANZA, IGNORANZA, SUPPONENZA E VILTÀ. Sono questi gli aggettivi che meritano gli artefici di questa brutta pagina di negazione dei diritti, del diritto e della democrazia che resterà come una macchia indelebile nella storia dell’Esercito e delle  Forze armate.

Luca Marco Comellini

Segretario del partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia (Pdm).