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(di Giuseppe De Lorenzo) – La sfida è iniziata. Mentre i leader politici preparano programmi e alleanze, i signori delle liste continuano a incrociare nomi e possibili candidati da piazzare in ogni collegio (soprattutto all’uninominale) per moltiplicare il conto finale dei voti. E come in ogni competizione elettorale che si rispetti, l’obiettivo è quello di raccogliere quante più realtà politiche e sociali possibili. Oltre ai politici, infatti, in lizza non mancano mai i rappresentanti delle associazioni (Unicef, Legambiente…), della società civile (allenatori di volley, imprenditori, medici, giornalisti) o i volti noti delle varie categorie. Tra queste anche i poliziotti, bacino elettorale che fa gola a molti.

Non parliamo solo di singoli agenti, questori e funzionari che (come già successo in passato) faranno il grande salto dalla gestione delle piazze al Parlamento. In questi giorni, infatti, sono iniziate a trapelare voci su possibili candidature di esponenti dei sindacati delle divise, ovvero di quelle decine di formazioni che spesso alimentano il dibattito pubblico in tema di sicurezza.

Non c’è niente di certo, per il momento. Ma emissari e sostenitori si stanno mobilitando sotto traccia per raggiungere lo scopo. In alcuni casi “le probabilità di candidatura sfiorano il 50%”. In altri le trattative sono ancora alle fasi iniziali se non ai convenevoli di rito. Tra quelli che più fonti indicano con un futuro assicurato al fianco della Lega c’è Gianni Tonelli, combattivo segretario generale del Sap (Sindacato autonomo di polizia) famoso per i suoi scioperi della fame. Quando Salvini indossò una maglietta della polizia durante un comizio in segno di solidarietà, l’unico sindacalista a dirsi “orgoglioso” della scelta fu proprio Tonelli. Che a settembre è pure salito sul palco di Pontida insieme al leader del Carroccio. “Non sono io a essere vicino alla Lega, è la Lega che è vicina a me e al problema legato alla sicurezza”, diceva in una intervista ad Affaritaliani in cui non chiudeva la porta di fronte all’idea di un “futuro politico e di governo”. Staremo a vedere se il suo turno arriverà solo a urne chiuse o anche prima.

Dall’altro lato dello schieramento potrebbe trovarsi Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia). “Vorremmo candidarlo”, sussurra una fonte interna. “Ma ancora non si sa”. La trattativa va avanti “da anni” e questa tornata elettorale potrebbe essere quella buona. Il partito in pole position per riservargli un posto sarebbe il Pd, con cui il sindacato si è spesso trovato in sintonia. Un aiuto in questo senso potrebbe trovarlo da Emanuele Fiano, “il referente per la sicurezza del Partito Democratico“, che in ambienti Siap non esitano a definire “un riferimento governativo importante”. E non è un caso se proprio Tiani espresse “solidarietà e vicinanza” a Fiano quando nel giorno della strage di Bologna sui muri apparvero minacce contro l’onorevole.

Meno probabile appare invece la candidatura di un esponente del Siulp, il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori di Polizia che in questa ultima legislatura si è spesso trovato su posizioni filo-governative. L’anno scorso il segretario generale Felice Romano si disse favorevole alla legalizzazione della cannabisperché “il proibizionismo non ha ottenuto alcun risultato”. La dichiarazione fece scalpore, e si capisce visto che l’inno alla canna libera arrivava da un uomo d’ordine. Su posizioni diametralmente opposte si schierò Franco Maccari, presidente (ed ex segretario generale) del Coisp, il Sindacato indipendente di polizia. Il suo nome non è ancora stato ufficialmente vagliato da nessun partito, ma aleggia nell’aria l’idea di schierarlo in campo. Da 20 anni nel panorama nazionale dei sindacalisti in divisa, Maccari viene definito da chi lo conosce “equidistante dagli schieramenti politici” ma “per formazione culturale vicino alle tematiche del centrodestra”. A fargli la corte sarebbero Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Solo il 29 gennaio sapremo se gli agenti chiamati al voto troveranno in corsa anche lui e i rappresentati di Ugl e Silp/Cgil (per ora non in odore di candidatura).

In fondo non sarebbe la prima volta che gli agenti lasciano la divisa per vestire la giacca (e la cravatta) dei politici. Il primo a conquistarsi uno scranno fu Francesco Forleo, segretario generale del Siulp dal 1983 al 1987 e poi deputato (fino al 1994) per il Pci e il Pds. Poi venne Filippo Saltamartini, con una lunga militanza al vertice del Sap e infine senatore nelle fila di Forza Italia. Andò meno bene a Antonio Giardullo, già segretario generale del Silp/Cgil e bocciato dagli elettori insieme alla lista “Rivoluzione Civile” dell’ex pm Antonio Ingroia. Non sempre tutte le candidature riescono col buco. Chissà cosa ne sarà dei sindacalisti di polizia il prossimo 4 marzo. (Il Giornale.it)

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