Editoriale

Dossier Egitto. Affari, amici, armi e una vita dimenticata. Quella di Giulio Regeni.

Alla Farnesina c’è fermento ma anche preoccupazione. I dati sull’export non sono confortanti, bisogna trovare soluzioni, acquirenti. Eccone uno, finalmente, è Al-Sisi. Il generale egiziano deve fare la voce grossa con Erdogan e riaffermare alcune certezze dentro e fuori i confini. Allora può andare avanti “l’affare Fremm”. L’iter è semplice, come in tutti gli accordi in cui entrambe le parti guadagnano qualcosa. Da una parte i soldi, dall’altra la tecnologia.

Ma c’è un problema, anzi due. Il primo si chiama LEONARDO Spa, padre delle due fregate multi missione. Proprio qui, in Leonardo, siedono ora due nomi importanti piazzati proprio dal capo della Farnesina Di Maio. I nomi sono quelli di Carmine America e Paola Giannetakis. Sono lì, nel CdA e questo è un punto a favore di Al Sisi anche se lui non lo sa. Al Sisi però sa qualcosa di più rilevante, soprattutto per gli italiani e riguarda la morte di un giovane italiano: Giulio Regeni e questo è il secondo nodo dell'”affare Fremm”. Non è una questione semplice quella di Regeni. È qualcosa che tocca la sensibilità degli italiani e che, costi quel che costi, gli italiani non vogliono archiviare. Un popolo da troppo tempo in attesa di tante risposte: i diversi gialli interni, Ustica, Ilaria Alpi, Callipari e altri e altri ancora. Proprio su questi fatti il Movimento 5Stelle organizzava le campagne elettorali, vinceva le elezioni e saliva al governo e ora?
Ora sono lì, hanno loro la penna per siglare l’accordo, è proprio nella stanza di Di Maio, anche se il fascicolo vogliono sbolognarlo a Conte perché è “roba di Chigi”. – Conte però ha una scrivania piena e in cima al cumulo di fascicoli ora c’è la Procura di Bergamo, ci sono gli stati generali e, soprattutto, c’è un Paese da far ripartire.


Intanto domani, 11 giugno, il Presidente del Consiglio incontrerà i capigruppo del M5S. Proprio i grillini nelle ultime giornate stanno danzando intorno a Conte con un movimento lunghiero, adescatore, nonostante fosse trapelata la notizia che un progetto politico del premier potesse raggiungere il 15%, con tanto di nomi e cognomi di una possibile squadra dettata proprio da una “vocina estera”. L’obiettivo è uno, Conte deve portare a casa “l’affare fremm”. Lui ha parlato con Al – Sisi e sa come muoversi in ambito internazionale. Di Maio non direbbe nulla, almeno questa volta. Non importa dunque se le FREMM sono stracariche di armi, se tutti si sono trasformati da pacifisti a interventisti e non importa neanche che un italiano coraggioso, intelligente e bello come i suoi anni, non sia più tornato a casa e che quel che oggi resta, alla sua povera famiglia, è solo una coltre fitta di misteri in cui un raggio di sole non riesce a far luce su una lapide con su scritto: Giulio Regeni – il Cairo 2016.

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