Polizia

Diverbio con magistrato, poliziotto sospeso e reintegrato dal TAR. “Ora deve essere risarcito”

Si ritorna sulla vicenda del poliziotto sospeso a Trieste, dopo che il Tar del Veneto tre mesi fa aveva annullato la sanzione disciplinare inflitta dal ministero dell’Interno per il comportamento tenuto dall’agente nei momenti successivi all’omicidio degli agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza di sospensiva di quella sentenza. Ma il Viminale non si ferma, vuole entrare nel merito, mentre l’agente ne chiede la condanna per lite temeraria. È la ricostruzione riportata dal il quotidiano Il Piccolo di Trieste.

Da un lato il Viminale ritiene che l’agente – che quel pomeriggio era fuori servizio e che aveva deciso di intervenire visto quanto era accaduto – abbia tenuto un comportamento “non conforme al decoro delle funzioni degli appartenenti ai ruoli dell’amministrazione della pubblica sicurezza”.

Dall’altro i legali del vice ispettore – un ex Nocs di 50 anni con altri precedenti disciplinari, ma anche una medaglia d’argento al merito civile – ritengono invece che abbia tenuto una condotta altamente professionale ed efficiente.

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Una ricostruzione intricata, questo è sicuro. I legali spiegano che «la sanzione amministrativa della sospensione per sei mesi dal servizio patita dal loro cliente è stata annullata con sentenza del Tar Veneto del 12 marzo 2021, confermata con ordinanza del Consiglio di Stato l’8 giugno 2021. Il ministero dell’Interno aveva richiesto al Consiglio di Stato di sospendere l’efficacia della sentenza per consentire di mantenere vigente la sanzione amministrativa. La richiesta – proseguono – è stata rigettata e, pertanto, il ministero dovrà corrispondere tutte le retribuzioni arretrate, le indennità di trasferimento, l’assegno di funzione, e riconoscere la promozione alla qualifica superiore».

Per i due avvocati «la condotta efficiente e professionale del poliziotto è stata collocata in un contesto certamente non stabilizzato ma di grave pericolo per tutti. Il Tar ha sancito che l’operato del poliziotto è stato ispirato al suo “alto senso del dovere” poiché, nonostante non fosse in servizio, è intervenuto attingendo al suo bagaglio di poliziotto pluridecorato, esperto di tecniche operative».

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