DIRITTO A MORTE DIGNITOSA DI RIINA, TONELLI (SAP): “SI FA ATTENZIONE AI DIRITTI MA SI DIMENTICANO LE VITTIME”

La prima sezione penale della Cassazione ha accolto per la prima volta il ricorso del difensore di Totò Riina, il quale chiede il differimento della pena o la detenzione domiciliare, considerato il grave stato di salute del boss di Cosa Nostra, affetto da duplice neoplasia renale e patologie cardiache.

Il collegio però, non comprende in base a quale criterio si sia giunti a tale conclusione e dissente con l’ordinanza del tribunale, affermando l’esistenza del “diritto a morire dignitosamente” da assicurare ad ogni detenuto. La notizia ha suscitato numerose polemiche soprattutto tra i congiunti delle vittime di mafia, tra cui Rita Dalla Chiesa la quale ha reagito dicendo “mio padre non è morto dignitosamente”.

A tal proposito e soprattutto in conclusione del “Memorial Day”, Gianni Tonelli, Segretario Generale del Sap, afferma che in un Paese in cui sia realmente riconosciuta una dignità alle vittime, potrebbe anche esservi un gesto di pietà nei confronti di una persona che sta morendo.

«E’ un fatto di pietà – dice Tonelli – ma il problema è uno: noi viviamo in un sistema in cui le vittime vengono completamente dimenticate e bistrattate. Viviamo in un paese in cui i terroristi vanno a pontificare nelle università, scrivono libri e sono molte volte, il riferimento ideologico e autorevole di tante filosofie di pensiero bislacche – prosegue ancora Tonelli – ci sono due pesi e due misure. Questa è una deformazione della cultura italiana che, a voler guardar bene, ha delle origini ben precise sotto il profilo ideologico: quello di dover considerare tutte le devianze, adesso anche quelle di mafia, con una certa attenzione riconoscendo loro ognibeneficio. Contestualmente però, vengono dimenticate tutte le vittime, i servitori, coloro che si sono sacrificati per una visione non nichilista della vita ma a favore degli altri e del Paese. Questa è l’assurdità, l’amara riflessione che facciamo, perché purtroppo questa è la verità e credo che anche questo debba cambiare».