DA EXPO ALLA CITTÀ: LA SICUREZZA PASSA DAI MILITARI DI «STRADE SICURE»: “LA GENTE CI RINGRAZIA”

(di Maurizio Bonassina) – Una
tappa dietro l’altra per scoprire l’apparato di controllo di Expo e poi di
“ronda” in città con il generale Claudio Rondano e i suoi uomini. Ogni reparto,
una sorpresa: i cani dal super-fiuto addestrati a scovare esplosivi e droga, un
mega impianto a raggi X per il controllo veicoli e l’unità di difesa dagli
attacchi nucleari, biologici e chimici.

Sono i militari di Operazione Strade Sicure: anche
grazie a loro, Expo è protetta. Nello scalo ferroviario di Rho Pero è il
colonnello Elio Babbo, comandante dei presidi nelle stazioni e negli aeroporti,
a darci un quadro della situazione: «In mezzo a questa ressa la presenza
dell’esercito dissuade i malintenzionati; ogni giorno in Centrale o in Cadorna a
Malpensa o a Linate la gente ci
ringrazia
».
Un
senso di sicurezza che gli uomini in mimetica sanno dare anche in città.
Obbiettivi fissi (il Duomo e il Tribunale per esempio) e mobili: le “jeep”
grigioverdi o i più massicci VM ( veicolo multiruolo), perlustrano le periferie
e il centro. Grazie all’esercito, da maggio a oggi, sono stati fatti 22
arresti, 96 denunce, 31 fermi, sono state sequestrate 9 armi, sventato un
suicidio ed è stata data tanta assistenza alla popolazione.
Per
capire come lavorano, l’appuntamento è con il colonnello Stefano Imperia,
davanti alla Residenza Arzaga (struttura per anziani della Comunità Ebraica):
«Questo è un obbiettivo fisso, spiega l’ufficiale, siamo di guardia cioè notte
e giorno». Il viaggio comincia sulla “direttrice” Lorenteggio, ogni reparto ha
la sua zona, stabilita dal prefetto.
Davanti
a un negozio di alimentari kosher in via Soderini, il primo «appiedamento». I
militari scendono e con l’arx, il fucile mitragliatore a tracolla, ispezionano
le zone d’ombra e i veicoli sospetti, controllano i cancelli; la ronda fa
presenza, dissuade. Nello stesso posto ci sarà poi un altro passaggio, a
sorpresa: «Così si fa prevenzione», spiega il colonnello.
Prossima
fermata è l’università Iulm: gli uomini in mimetica ripetono i gesti, è un
controllo, in gergo, «a corto e medio raggio». Si verifica l’ingresso, si
«bonificano» i cestini della spazzatura: ogni posto è buono per un attentato.
Poi è la volta di via Sardegna e di via Washington, la comunità ebraica è sotto
vigilanza: fa freddo, è già notte, i pesanti anfibi pestano il selciato,
qualche minuto a guardia di un ristorante ebraico, il Re Salomone e poi davanti
all’Hotel Mariott.

Tutto
sembra tranquillo, la gente va e viene, qualcuno ammirato guarda compiaciuto.
Un militare si avvicina e ci confessa: «Una nonnina l’altro giorno mi ha detto:
“Grazie, quando vi vedo sono più tranquilla”. Per me – sorride il militare – è
stato un premio». Poi risale sulla “jeep” che riparte. La notte, per loro, è
ancora lunga.

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