Corruzione, inchiesta a Potenza: 16 arresti, c’è anche un carabiniere

Giri di corruzione in alcune aziende dell’indotto di Stellantis, ex Fca di Melfi, sono emersi nell’ambito di uno dei due filoni di indagine della Procura di Potenza, chiuse con 16 arresti ai domiciliari. L’altro filone è per i reati di stalking, calunnia, accesso abusivo a sistema informatico finalizzato a far cadere la giunta comunale di Ruoti, nella provincia di Potenza. Al centro di entrambi gli ambiti di accusa, l’ex sindaco di Ruoti, attuale consigliere di minoranza, Angelo Salinardi. A lui sono riconducibili alcune aziende dell’indotto dello stabilimento lucano che, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip, Francesco Curcio, “pagavano utilità ai gestori di importanti società appaltatrici di Fca per ottenere sub appalti e commesse”.

L’inchiesta

Con lui, in questo primo filone, sono coinvolti il nipote Pierluigi Mario Saponara, imprenditore nella filiera metalmeccanica in questione; e ancora, gli altri imprenditori sempre nell’indotto di Stellantis, Marco e Alessandro Massano e Claudio Di Lucchio, direttore di “Melfi 3”, dirigente della “Bcube spa” e operante pure nell’indotto di Stellantis. Un’altra nipote di Salinardi, sempre secondo l’accusa, ha invece a che fare con il secondo filone di inchiesta: si tratta di Giuseppina Salinardi, imprenditrice che con l’aiuto e la complicità di un carabiniere, Davide Maletesta, si introducevano nel sistema informatico del Ministero dell’Interno “Alloggiati” e nel portale “Turismo5”, fornendo informazioni utili ad Angelo Salinardi, in questo caso non più in qualità di imprenditore ma di consigliere di opposizione, il quale puntava in maniera illecita alle dimissioni dell’attuale sindaco, di un assessore in carica o comunque alla caduta della Giunta. Il tutto in concorso con tre consiglieri di minoranza: Rosario De Carlo, Angelo Faraone e Rocco Antonio Gentilesca.

I dettagli

E, ancora, con Marianna Di Maio, tenente della Polizia locale di Ruoti; il giornalista Luigi Scaglione, addetto alla comunicazione della Provincia di Potenza; l’ex impiegato comunale, Gerardo Scavone; il funzionario della Rehione Basilicata, Giuseppe Antonio Lavano; Rosario Famularo, dipendente della Provincia di Potenza; l’imprenditore e titolare di diverse case di riposo, Giuseppe Teta. La Squadra Mobile ha dato esecuzione all’ordinanza, tranne che per il carabiniere, di cui si è occupato l’ufficiale di pg del Comando provinciale di Potenza. Numerosi infine i sequestri preventivi di beni, per un totale di quasi 10 milioni. (corriere.it)

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