COMANDANTE DELL’ARMA: “LA “VICENDA CUCCHI” È PER NOI UNA BRUTTA PAGINA. SAPREMO VOLTARLA CON ONORE, TUTTI INSIEME”

Riportiamo un editoriale accorato del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Giovanni Nistri pubblicato su “Il Carabiniere” di Novembre 2018.

«Un uomo che si forma secondo le regole – ha scritto Goethe – «non farà mai nulla di assurdo o di cattivo-. La frase starebbe bene in un codice dell’Arma, che al rispetto delle regole impronta la sua azione da 204 anni.

Vivo con dispiacere lo svolgersi del processo per la morte di Stefano Cucchi. Poiché risulta chiaro che qualcosa non ha funzionato, anche se l’iter giudiziario non è concluso e le regole – sempre loro! – vogliono si adoperi il condizionale. Per la morte di un giovane sono alla sbarra persone che indossano la nostra uniforme. Se le loro colpe saranno accertate non la indosseranno più: è evidente. Lo impongono i fatti, un silenzio durato troppo a lungo, la nostra storia. Noi siamo quelli che a Monza, il 29 luglio del 1900, hanno fatto scudo col corpo a Gaetano Bresci, omicida del re Umberto l, salvandolo dal linciaggio della folla. Il presente come il passato: Il 7 ottobre scorso, a Taranto, abbiamo strappato dalle mani di gente infuriata un padre che, in preda a un raptus, aveva ucciso la sua bambina lanciandola dal balcone e ferito gravemente il figlio maggiore.

Nel Regolamento Generale del 1822, a otto anni dalla fondazione del Corpo, era definito delinquente il carabiniere che avesse agito «con aspra e cruda maniera» verso un arrestato, lasciandosi andar a percosse o maltrattamenti. A tale pronuncia fa eco l’art. 13 della Costituzione: «È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà».

Noi in quella Carta crediamo fermamente, su di essa si fonda il nostro Giuramento: un voto onorato ogni giorno nel rischio e nel disagio. Senza andare più lontano, dal 2013 riportiamo circa duemila feriti all’anno, a cui purtroppo si aggiunge quasi sempre qualche Caduto, nel 2018 siamo già a quota sei. Sono numeri che parlano, ma non è di numeri che voglio parlare.

In queste settimane la stragrande maggioranza dei Carabinieri, avendo a cuore la giustizia e i valori dell’Arma, segue il processo con la mia stessa attenzione, la stessa ansia di conoscere quando è accaduto. È a tutti loro che intendo rivolgermi, con franchezza. La “vicenda Cucchi” è per noi una brutta pagina. Non dubitate, sapremo voltarla con onore, tutti insieme. Ma per riuscirci, dobbiamo essere convinti che la verità va perseguita a ogni costo. Ciascuno al suo livello, nel suo ruolo, nel suo incarico, ne porta sulle spalle la responsabilità. Tutto è necessario: la formazione, il controllo, il servizio su strada, le mansioni logistiche. L’importante è tener dritta la barra. Il compimento dei nostri doveri è vetta ardua da scalare, ma noi dell’Arma sappiamo stinger i denti, lo facciamo da oltre due secoli. Restiamo ancorati ai nostri Valori di umanità e trasparenza, di giustizia e coraggio. Il futuro ci attende oltre quella cima. Un futuro che vogliamo sia altezza delle tante belle pagine del nostro passato – da prendere ad esempio -e migliore di quelle brutte – assolutamente da condannare.”