CELLA DI RIGORE PER IL MILITARE CHE AVREBBE SVELATO L’ATTERRAGGIO DELL’ELICOTTERO DEL PREMIER RENZI

(di Martino Villosio) Sarebbero
stati prima indagati e poi sottoposti a
procedimento disciplinare dall’Aereonautica, uno di loro sarebbe già stato
punito con la cella di rigore.


Il tutto, per l’accusa di aver
favorito la divulgazione di informazioni sul volo dell’elicottero che il 2
marzo scorso, con a bordo Matteo Renzi, fu costretto a un atterraggio di emergenza in provincia di Arezzo condito dalle
ennesime polemiche sulle modalità di utilizzo del trasporto aereo di Stato da
parte del premier.
Si tratta di tre militari in
servizio presso la sala operativa del Distaccamento Aeroportuale di Brindisi
che, secondo la denuncia dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle, a causa
di quella vicenda avrebbero subito negli ultimi mesi una “generica e
ingiusta caccia ai colpevoli ad ogni costo”.
Parole scolpite in
un’interrogazione a risposta immediata al ministro Pinotti depositata ieri da
otto deputati M5S in Commissione Difesa, che chiede chiarimenti al governo
riallacciandosi a quanto denunciato nei giorni scorsi dal segretario del
Partito per la tutela dei diritti dei militari Luca Comellini.
Tra i firmatari del documento
c’è anche Paolo Romano, il deputato che a gennaio pubblicò i piani di volo del
Falcon 900 sul quale Renzi volò da Roma ad Aosta per trascorrere le contestate
vacanze sulla neve con famiglia a Courmayeur.
Il 2 marzo 2015, ricostruiscono
i grillini, in un servizio del telegiornale di La7 sull’atterraggio di
emergenza dell’elicottero con a bordo Renzi furono mostrati i dati di volo del
velivolo in viaggio da Firenze a Roma. Dopo quel servizio venne avviata
un’inchiesta. A finire nel mirino, scrivono i grillini, sarebbero stati tre
militari presenti in servizio nella sala operativa di Brindisi.
L’indagine interna
all’Aeronautica però, aggiungono i Cinque Stelle, “si sarebbe conclusa
senza che sia stato possibile attribuire ad alcuno dei presunti colpevoli la
effettiva responsabilità della divulgazione delle informazioni sul volo”.
Uno dei tre, tuttavia, sarebbe
già stato “pesantemente sanzionato
con la privazione della libertà per due giorni”
. La stessa punizione
che potrebbe colpire gli altri due accusati alla conclusione dei relativi
procedimenti che si svolgeranno nei prossimi giorni. I Cinque Stelle,
nell’interrogazione, ricordano come i tre sottufficiali “abbiano sempre
mostrato attaccamento alla divisa e sono unanimemente considerati ottimi militari”.
“Sui voli di Stato del premier e del ministro della Difesa”,
rincarano i deputati, “visti i precedenti e i costi spropositati aumentati
anche grazie al nuovo aereo AirBus A340 c’è una legittima sensibilità della
pubblica opinione che richiederebbe una maggiore trasparenza”.
Invece, sostengono i grillini,
“si sta attribuendo arbitrariamente la divulgazione delle notizie a
personale la cui responsabilità è consistita solamente nell’essere presente in
servizio nella stessa sede da cui l’autorità militare ritiene siano state
divulgate le notizie”. “Il nostro non è un atto d’accusa
all’Aeronautica”, precisa al Tempo il deputato Luca Frusone, secondo il
quale la vicenda è invece traducibile in un “chiaro segnale che Palazzo
Chigi, Renzi e il ministro della Difesa Pinotti hanno voluto mandare: colpire
tre militari per educarne cento”.