Attualità

Cariche al campus di Torino, le 2 professoresse manganellate denunciano i poliziotti

Dopo l’ennesimo pomeriggio di tensione politica in ateneo, terminato con le cariche delle forze dell’ordine, è l’ora delle denunce.

Una è scattata per lo studente accusato di aver preso a calci un agente, mentre altre potrebbero partire nei confronti della trentina di militanti, per il momento solo identificati, appartenenti ai collettivi e ai centri sociali protagonisti delle proteste costate il ferimento di undici poliziotti. Questa volta, però, a doversi difendere non solo gli universitari antifascisti violenti. A finire sotto accusa sono anche i poliziotti del Reparto Mobile.

«Presenteremo una querela o un esposto nei confronti delle forze dell’ordine, in cui racconteremo l’accaduto, fornendo anche i referti del pronto soccorso dove ci siamo recate per le manganellate ricevute alla testa e alle spalle. Per le lesioni, mi è stata accordata una prognosi di sette giorni». È stanca e arrabbiata Alessandra Algostino. È la docente ordinaria di Diritto Costituzionale che martedì sera, come la collega di dipartimento Alice Cauduro, è finita all’ospedale proprio mentre cercava di evitare le cariche delle celere che l’hanno presa alla sprovvista quando, racconta lei stessa, «gli animi si erano calmati e non c’era alcun motivo di un intervento di quel tipo. Noi eravamo lì con il ruolo di pacieri».

Martedì, al Campus Einaudi, si erano dati appuntamento una quindicina di studenti del Fuan per un volantinaggio. A difenderli un fitto cordone di agenti intervenuto per evitare il contatto con i 150 universitari di sinistra radunati per fermare l’iniziativa della destra universitaria con urla e il lancio di oggetti.

Il 27 ottobre le cariche della polizia erano avvenute nei corridoi del campus. L’episodio aveva scatenato polemiche per la presenza delle forze dell’ordine all’interno dell’Università. Anche martedì, gli agenti hanno varcato i cancelli del Cle.

«Gli operatori della Digos sono entrati per riprendere i manifestanti. Mentre la polizia in antisommossa, questa volta, è rimasta fuori», racconta Algostino. Dal Rettorato puntualizzano: «Non abbiamo autorizzato alcun ingresso» per scongiurare nuove contestazioni, mentre l’ateneo finisce un’altra volta nell’occhio del ciclone.

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