Carabinieri

Carabinieri, Allieva maresciallo suicida in caserma. La famiglia di Beatrice: “Troppa pressione”

La famiglia della carabiniera che il mese scorso si è tolta la vita nella caserma degli Allievi Brigadieri e Marescialli di Castello ha scritto una lettera al sindacato dei carabinieri “UnArma” per porre l’attenzione su un fenomeno che si starebbe avvinghiando in maniera vorticosa intorno a quanti indossano la divisa. Divisa, peraltro, indossata da più componenti della famiglia di Beatrice Belcuore. Quest’ultima si è tolta la vita il 22 Aprile scorso con la pistola d’ordinanza. La speranza della famiglia, appunto, è quella “che si possa fare seriamente luce sul fenomeno suicidario che coinvolge uomini e donne in uniforme”.

La 25enne nella sua carriera aveva intrapreso più percorsi militari e aveva a cuore l’Arma, sia il padre sia lo zio hanno fatto parte del corpo, ma alcune disposizioni “non le erano chiare e le reputava prive di valore formativo”. Punti non ritenuti chiari di cui aveva più volte scritto a casa via messaggio.

Svariati gli esempi. Come non ci dovesse essere presente niente sotto la scrivania della camera oppure lasciare il beauty case in bagno. “Niente zaini in spalla durante le libere, cibo in camera e le ragazze non possono indossare stivaletti tipo Dottor Mantens o Timberland durante le libere uscite”.

Regole che sarebbero andate anche a toccare i pernotti e le possibili indennità: “Chi ha conseguito un esame – si legge nella lettera – con voto pari a *18/19/20* salta il pernotto immediatamente successivo alla data dell’esame sostenuto.”

La famiglia racconta anche di altri episodi avvenuti circa sei mesi prima del gesto estremo: “Beatrice agli inizi dell’ottobre 2023 aveva contratto il Covid con associati sintomi febbrili e respiratori, malgrado le sue condizioni di salute fossero precarie e la malattia contagiosa tanto da chiudere in casa il mondo intero per un anno a lei veniva ordinato di recarsi nel luogo di adunata, tutte le mattine alle 06:15. Il padre venuto a sapere di questa notizia contattò telefonicamente l’Ufficiale Comandante di Plotone di Beatrice, per chiedere spiegazioni sul perché la figlia venisse obbligata a presentarsi in adunata febbricitante e al fatto che i pasti, a suo dire immangiabili, le venivano portati continuamente con grossi ritardi e in esigue quantità. Il fine della telefonata era semplicemente finalizzato a comprendere le ragioni per le quali si rendeva necessario compromettere ulteriormente la salute di sua figlia. In tutta risposta l’Ufficiale affermava con tono perentorio e arrogante che la telefonata risultava essere non gradita e che gli stava causando una perdita di tempo prezioso, inoltre affermava che i dettagli della conversazione secondo il suo punto di vista non erano del tutto esatti”.

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