Carabiniere condannato per concussione ora dovrà risarcire l’Arma

Sette anni fa era stato arrestato dai suoi colleghi mentre intascava un assegno che si era fatto consegnare da un’imprenditrice per sbloccare le indagini sui danneggiamenti subiti dall’azienda agricola di cui era titolare. Per quella vicenda il maresciallo capo dei carabinieri Pasquale Nastri, 57 anni, all’epoca vice comandante della stazione di Marsala, nel 2016 era stato condannato per concussione a un anno e otto mesi di reclusione, pena divenuta irrevocabile nel 2019. Ora il sottufficiale, che era stato sospeso subito dal servizio, è stato chiamato anche a risarcire 8 mila euro per il danno provocato all’immagine dell’Arma.

La sentenza (992/2021) è stata pronunciata dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti, davanti alla quale Nastri non si è mai costituito. «Nel caso in giudizio – si legge nelle motivazioni – è evidente la sussistenza del danno all’immagine attesa la natura e la gravità della condotta illecita accertata con sentenza penale passata in giudicato e l’ampia diffusione della notizia sia all’interno dell’amministrazione di appartenenza sia all’esterno nell’opinione pubblica, considerato che i fatti illeciti e le relative vicende giudiziarie penali hanno avuto una vasta e prolungata diffusione mediatica».

Secondo il collegio giudicante «tali condotte hanno cagionato un grave discredito all’Arma dei carabinieri compromettendo la sua reputazione con conseguente perdita di fiducia della cittadinanza nell’operato dell’amministrazione a cui è affidata la missione istituzionale di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica».

La vicenda risale all’11 giugno del 2014 quando l’imprenditrice S.M. si presenta in caserma per denunciare un episodio di danneggiamento subito dalla sua azienda agricola. In quell’occasione Nastri, ancora prima di acquisire la denuncia, spiega alla donna di avere gravi problemi economici dovuti alla salute della figlia piccola che avrebbe dovuto subire un delicato e costoso intervento chirurgico in Francia. Qualche giorno dopo il sottufficiale convoca l’imprenditrice e le chiede esplicitamente di consegnargli un assegno di 2.500 euro in cambio di uno postdadato a garanzia. Alle resistenze della donna il sottufficiale annuncia di non aver portato avanti la denuncia di danneggiamento. A questo punto quella che era diventata la sua vittima decide di andare in Procura, dove i magistrati, accertato che Nastri non aveva alcuna figlia malata, organizzano la trappola. L’imprenditrice chiama il maresciallo per comunicargli che gli avrebbe concesso il prestito e quando, nel suo ufficio della stazione, gli consegna l’assegno, entrano in azione i colleghi che l’arrestano.

di Antonio Di Giovanni per Trapani GDS

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