BUGIE PER INCASTRARE PRESUNTO PEDOFILO, SOSPESI TRE CARABINIERI A MASCALUCIA

Il Gup Santino Mirabella ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica di Catania e ha sospeso dal servizio, per un anno, il comandante della Tenenza dei carabinieri di Mascalucia, un maresciallo e un appuntato, anch’essi in servizio nella stessa caserma. Una vicenda torbida, sulla quale non è detta, però, l’ultima parola, considerato che i tre militari interdetti dalle funzioni in via temporanea hanno già presentato ricorso che sarà discusso tra qualche settimana.

I fatti risalgono a diversi mesi addietro, quando una donna – non era la prima volta – si è presentata assieme al marito negli uffici dell’Arma per denunciare i presunti abusi del loro collaboratore domestico, un trentatreeenne cingalese, sulla figlia minorenne. Una bambina di appena sette anni. Ed è da questo momento che si verificano i fatti all’esame dell’autorità giudiziaria. I militari non avrebbero seguito le direttive del pubblico ministero, che chiedeva loro di raccogliere maggiori elementi e di attendere il momento giusto per incastrare il presunto pedofilo.

Notati dei movimenti sospetti e su disposizione dello stesso comandante della tenenza, i carabinieri si sono appostati all’interno dello scantinato dove la piccola, secondo quel che aveva confidato qualche giorno prima alla madre, sarebbe stata portata più volte dal cingalese con la scusa del gioco. Il tutto era finalizzato, ovviamente e secondo quanto riferito in sede di denuncia, agli abusi.

Da qui, siamo nello scorso mese di luglio, la vicenda risulta essere poco chiara, con i militari che attestano di aver colto in flagranza di reato l’uomo, ossia mentre abusava della piccola, e quest’ultimo, assistito dallo studio legale Trantino, che smentisce totalmente i fatti.

La sua parola contro quella dei militari? Niente affatto. Anche la madre della bambina avrebbe testimoniato che in quell’occasione non fu consumato alcun abuso e, quindi, i militari avrebbero mentito al pubblico ministero. Il quale, a sua volta, tratto in inganno, avrebbe chiesto e ottenuto l’arresto del cingalese. Quale potrebbe essere il motivo della falsificazione della prova determinante (voglia di conseguire un successo professionale? Oppure l’obiettivo di salvaguardare la piccola ad ogni costo pur violando la legge?) non è dato saperlo.

Sta di fatto che adesso è il cingalese a definirsi vittima, con i carabinieri finiti sul banco degli imputati. E col rischio che l’intera indagine sia stata definitivamente compromessa.

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