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(di Cristiana Mangani) – Settecento chilometri di distanza tra lei e il figlio piccolo. Una vita difficilissima per una giovane poliziotta costretta a dividersi tra Enna e Napoli, dove è rimasto a vivere il piccolo con il padre e i nonni. Ma questa volta, per la prima volta, la polizia di Stato ha accolto automaticamente la domanda di assegnazione temporanea che lei ha presentato. E il tutto senza la necessità di un’azione legale o di un ricorso, così come era accaduto finora. Il beneficio a tutela della maternità è previsto dal decreto legislativo 151/2001, e in particolare dall’art. 42 bis: i genitori con figli minori di 3 anni, dipendenti di pubbliche amministrazioni, possono richiedere l’assegnazione temporanea presso una sede di servizio che si trovi nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa.

Per questa ragione la giovane mamma, 33 anni, originaria di Napoli, con il lavoro a Enna e un bel maschietto partorito due anni fa, ha chiesto di poter tornare in Campania per accudire il bambino. Lei convive con un dipendente pubblico che lavora nel capoluogo campano  e dal primo momento, in base alla legge, ha tentato di essere trasferita a casa. Rientrata al lavoro dopo la maternità, la poliziotta è stata costretta ad affidare le cure del piccolo ai nonni materni e al compagno, negandogli così la sua presenza quotidiana, con evidenti disagi dal punto di vista affettivo e psicologico. I problemi di salute del piccolo, in effetti, non sono mancati, tanto che la mamma ha potuto per alcuni periodi usufruire di brevi assegnazioni temporanee a Napoli legate proprio a questo motivo. Ma l’obiettivo era l’applicazione dell’articolo 42 bis, sempre negato tra le forze dell’ordine e le forze armate, rispetto ad altre pubbliche amministrazioni, che antepongono la clausola delle cosiddette “esigenze di servizio”.

Argomentazione che poi, in sede di tribunale, viene spesso smontata dai giudici che costringono l’Amministrazione di competenza ad ottemperare. In questo caso, invece, la polizia ha valutato positivamente la richiesta e il provvedimento è stato predisposto nei giorni scorsi. A sostenerla in questa sua campagna per vedere riconosciuto un diritto, il sindacato Silp Cgil che a giugno aveva incontrato il capo della polizia, Franco Gabrielli, proprio su questa tematica, riscontrando una certa disponibilità: «Si tratta di una battaglia importante che abbiamo portato avanti e vinto assieme alla nostra segreteria di Enna – dichiara il segretario generale del sindacato, Daniele Tissone – e all’impegno in prima persona della segretaria nazionale Giovanna Gagliardi. E’ il primo caso noto di applicazione della normativa, che non è affatto scontato. Speriamo adesso che questa decisione faccia da apripista per le tante mamme poliziotto che in questi anni hanno sacrificato pesantemente la propria vita personale, non potendo crescere e accudire i figli nel modo opportuno». (Il Messagero)

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