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(di Roberto Ortolan) – Potrebbero essere imminenti e clamorosi gli sviluppi dell’inchiesta che, tra alti e bassi, portò all’arresto del capitano della Guardia di Finanza Stefano Arrighi, del luogotenente Biagio Freni e dell’imprenditore Andrea Ongetta, di Ponte di Piave, ai quali il pm Giulio Caprarola aveva contestato l’accisa di corruzione. Assistito dall’avvocato Gianmaria Nicastro, il luogotenente Freni ha chidesto di farsi interrogare per spiegare quanto accaduto. «Ho sbagliato – avrebbe detto al sostituto procuratore – non dovevo prendere in regalo quell’orologio.

Ma mai ho avuto la sensazione che il dono mi fosse stato dato per addomesticare la verifica fiscale. È stato uno sbaglio veniale. Ho sottovalutato il valore di quel gesto». Nella sostanza quello commesso da Freni sarebbe stato un comportamento moralmente grave, ma penalmente quasi irrilevante. Una tesi che è stata ribadita anche dall’avvocato difensore Nicastro: «Credo che il caso che ha suscitato tanto scalpore – ha precisato – si sia incanalato nella giusta direzione. Siamo di fronte a un comportamento sbagliato dal punto di vista morale. Nulla più».

Una linea che, seppure battendo altre strade, era stata seguita anche dall’avvocato Francesco Murgia, secondo il quale l’imprenditore di Ponte di Piave sarebbe finito per puro caso nell’inchiesta sugli episodi di corruzione alla Finanza. «C’era un’indagine in corso per altri motivi – ha spiegato – e suoi orologi in regalo sono stati interpretati male».

Non è escluso che, se le argomentazioni delle difese dovessero essere accolte (l’avvocato Maurizio Paniz, che assiste il capitano Arrighi, si era sempre battuto sostenendo l’innocenza del cliente) che qualcuno degli indagati possa chiedere, caduta l’accusa più grave di corruzione, di patteggiare una pena di qualche mese.
L’inchiesta sui presunti episodi di corruzione all’interno della Guardia di Finanza di Treviso, portò inizialmente agli arresti di Arrighi, Freni e Ongetta. Misura cautelare subito cancellata dal giudice Angelo Mascolo per il quale non ci sarebbero stati i gravi indizi di colpevolezza. Poi la battaglia tra Procura e difesa e andata avanti fino alla Cassazione. «Le esigenze cautelari non ci sono più», hanno deciso i giudici del Palazzaccio, lasciando tutti liberi in attesa del processo che, forse, potrebbe non essere celebrato se ci fossero patteggiamenti in indagine.

(Il Gazzettino Treviso)