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(di Rinaldo Frignani) – Due anni fa si era addestrato con i top gun americani. E aveva ottenuto l’abilitazione da pilota sperimentatore-collaudatore. Il capitano Gabriele Orlandi, 36 anni, era uno dei più esperti ai comandi dell’Eurofighter. Ieri pomeriggio, davanti alla camera mortuaria dell’ospedale di Latina c’erano tutti. Non solo i genitori, i parenti più stretti, ma anche i colleghi che hanno assistito impotenti alla tragedia in mare davanti a Terracina. Sotto choc, increduli. C’era anche l’ufficiale che si trovava sulla spiaggia in collegamento radio con lui, la «biga» – come si chiama in gergo aeronautico – che gli doveva segnalare cambiamenti di rotta e altre indicazioni durante le manovre a meno di due miglia dalla costa. A un certo punto è successo qualcosa che Orlandi non ha più potuto controllare.

«Aveva quasi finito l’esibizione – racconta un ufficiale dell’Arma azzurra – mancava l’ultima figura, un looping, e poi avrebbe ripreso la strada di casa. Dopo di lui ci sarebbero state le Frecce Tricolori. Ma è andato giù, senza avere la possibilità di riprendere l’aereo. Di sicuro non si è sentito male, è rimasto cosciente fino all’ultimo».
Qualcuno ipotizza che il problema tecnico alla base del calo di potenza del motore – sempre che le inchieste dell’Aeronautica e della procura di Latina dovessero confermarlo – si possa essere verificato prima della picchiata e che il pilota si sia allontanato ancora di più dalla spiaggia (già protetta da un sistema di sicurezza) per essere certo di non coinvolgere nessuno. Non ha nemmeno azionato il seggiolino eiettabile per salvarsi. «Troppo presto per qualsiasi ricostruzione, bisogna trovare e analizzare la scatola nera», spiegano i colleghi. Alcuni sono in lacrime, altri scuotono la testa. Orlandi era uno di loro.
Si era arruolato nel 2002: corso «Centauro V» all’Accademia di Pozzuoli. Il motto «Alla tua corsa la nube è fango e il vano vento è suolo» gli era rimasto stampato addosso, come a tutti gli altri di quell’anno. «Un ragazzo in gamba, molto preparato», racconta chi lo conosceva e che ieri sera ha lasciato sulla Rete i suoi ricordi. Due lauree – Scienze aeronautiche alla «Federico II» di Napoli, Scienze politiche alla «Cesare Alfieri» di Firenze -, di pari passo con gli avanzamenti di carriera e i brevetti da pilota militare.

Il battesimo operativo a Gioia del Colle (Bari), sede del 36° Stormo Caccia. Il primo incontro con l’Eurofighter 2000 Typhoon, l’intercettore da superiorità aerea, punta di diamante della difesa dei cieli europei. Il capitano Orlandi è uno dei cacciatori del X Gruppo, quello con il cavallino rampante sulla carlinga. Lo stesso della Ferrari, che lo ha ripreso dal simbolo scelto da Francesco Baracca, l’asso della Prima guerra mondiale. Lui romagnolo di Lugo, Gabriele di Cesena. Cinquantacinque chilometri di distanza, la stessa passione per il volo.

 

Missioni di addestramento, «scramble» di aerei sospetti in avvicinamento allo spazio aereo italiano. Dalla Puglia Orlandi si è mosso nel 2015. Destinazione Maryland, Scuola aerea della Marina americana. Un’esperienza unica per un pilota. Quindi l’approdo a Pratica di Mare, vicino Roma. Una distesa di piste, hangar, laboratori. Il 311° Reparto sperimentale volo è il fiore all’occhiello dell’Aeronautica. Chi ci arriva fa parte di un’élite. «Gli sperimentatori-collaudatori non sono molti – dice un altro ufficiale -. Aveva dato prova di professionalità e capacità consolidate, tanto che era diventato il presentatore dell’Eurofighter in tante manifestazioni, in Italia e in Europa». Qualche giorno fa a Ostrava, nella Repubblica Ceca. Sui timoni di coda aveva Icaro, il logo del 311°. Da qui sono usciti i nostri astronauti Roberto Vittori, Luca Parmitano e Maurizio Cheli. Chissà se fra i suoi sogni Orlandi aveva anche quello di volare nello spazio. (Roma Corriere)

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