Vertebra fratturata a poliziotto mentre seda lite in strada: “Se metti mano alla pistola succede un finimondo”

“Ennesimo gravissimo incidente in servizio, stavolta per un collega del commissariato Primavalle, a Roma, che ha subito la frattura di una vertebra cervicale. Annichilisce dover vedere quanto esposti e impossibilitati a difendersi adeguatamente siano i poliziotti in tutta Italia. E’ particolarmente sconfortante che burocrazia e ritardi di ogni genere ci vedano ancora all’anno zero in termini di mezzi per rispondere alle violenze. Eppure se un agente che viene aggredito mette mano alla pistola d’ordinanza succede un finimondo. Il sistema, molto in sintesi, considera il personale in divisa sacrificabile”.

Così Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia, dopo che nella notte, a Roma, un poliziotto è rimasto gravemente ferito dopo essere intervenuto insieme a un collega per sedare una rissa. Gli agenti sono giunti in via Mattia Battistini dove si sono trovati di fronte un 43enne, già noto alle forze dell’ordine, apparentemente in stato di alterazione, che ha iniziato a dare in escandescenze. Sputi, insulti e una resistenza alquanto violenta, e alla fine, dopo aver ammanettato l’uomo, per i due agenti sono state necessarie le cure dei sanitari giunti con il 118. Uno dei due è stato portato all’ospedale Sant’Eugenio dove gli è stata riscontrata la frattura della settima vertebra cervicale; 40 i giorni di prognosi. Giudicato guaribile in 7 giorni, invece, il collega. Il 43enne è accusato di resistenza, minaccia e violenza a pubblico ufficiale.

“Accuse troppo blande – incalza Mazzetti -, dalle quali troppo spesso, oltretutto, gli accusati escono quasi totalmente indenni senza scontare un giorno di pena. Il collega, invece, ne avrà per molto tempo di più e solo per aver fatto il proprio dovere. Non ci stancheremo mai di ricordare che, solo per i controlli sulle strade, ogni anno finiscono in ospedale oltre 2600 operatori in divisa, uno ogni tre ore e mezza. Ma i feriti fra le forze dell’ordine sono molti di più, e non mancano, purtroppo, i morti. Eppure ancora siamo qui a doverlo ricordare a chi non dovrebbe dormirci la notte”.

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