UFFICIALE INFORTUNATO FA CAUSA AL MINISTERO: “VITTIMA DEL DOVERE”

(di Claudia Stefani) – Si
ferisce per arrestare i componenti di una pericolosa banda di criminali ma per
lo Stato non è una “vittima del dovere”: un capitano dei carabinieri presenta
ricorso, assistito dall’avvocato Alessio Pagnucco, e il giudice della sezione
Lavoro del tribunale di Pordenone gli dà ragione.

Il ministero
dell’Interno è stato condannato a riconoscere lo status di vittima del dovere
al capitano Mauro Maronese e a concedergli i benefici assistenziali che ne
derivano.
Il
capitano Maronese si era ferito cinque anni fa, durante un’operazione di
polizia giudiziaria a Maniago. Maronese insieme ai suoi uomini aveva fatto
irruzione in una tabaccheria presa d’assalto da una banda di ladri e rapinatori
professionisti.
I
malviventi avevano prontamente reagito picchiando i carabinieri con delle
spranghe. Alcuni avevano inoltre tentato la fuga: nella notte i carabinieri li
avevano inseguiti a piedi tra i giardini condominiali circostanti. Proprio nel
rincorrere il capo della banda, il capitano Maronese scavalcando una siepe era
precipitato insieme al bandito da un’altezza di circa 4 metri su una rampa
sottostante di accesso ad un garage sotterraneo.
Cadendo
a terra, battagliando con il malvivente per arrestarlo, il capitano Maronese si
era rotto il calcagno destro. L’infortunio portò a un intervento chirurgico e a
uno stop per convalescenza e riabilitazione di sette mesi.

Sia
l’amministrazione militare che l’ospedale militare di Padova avevano
riconosciuto immediatamente il diritto all’equo indennizzo per le lesioni
riportate, così il capitano aveva presentato istanza al ministero dell’Interno
per il riconoscimento dello status di vittima del dovere.
Con sua
sorpresa, due anni fa, il capitano si vide recapitare la notifica del rigetto
della sua richiesta. Assistito dall’avvocato pordenonese Alessio Pagnucco, il
capitano Maronese ha quindi presentato ricorso contro la decisione del
ministero.
L’altro
giorno la sentenza del giudice Angelo Riccio Cobucci ha rimesso le cose a posto
e condannato il ministero a riconoscere lo status di vittima del dovere del
capitano Maronese.
L’operazione
dei carabinieri risale alla notte tra venerdì e sabato del 19 giugno 2010.
Erano le 2.30 di notte in via Sacile a Maniago quando è partita l’operazione
che ha portato i carabinieri ad arrestare una banda composta da otto cittadini
rumeni dediti a furti e rapine in tutto il Triveneto.
L’operazione
si è svolta sotto la regia del Nucleo investigativo provinciale, comandato dal
capitano Mauro Maronese, in collaborazione con i Nuclei radiomobili delle
Compagnie di Pordenone, Sacile e Spilimbergo, nonchè di militari delle stazioni
limitrofe. I carabinieri avevano atteso i malviventi fuori dalla tabaccheria
“Serena”, poco distante dalla stazione dei carabinieri di Maniago.
Lasciato
il tempo ai malviventi di riempire qualche sacchetto con sigarette e Gratta
e vinci, i militari avevano fatto irruzione nel bar e subito si era scatenato
il parapiglia con i ladri che avevano tentato immediatamente la
fuga. Proprio nell’inseguimento il capitano Maronese si era procurato la
frattura della caviglia.

L’operazione
si era comunque conclusa con l’arresto dell’intera banda e ferite e contusioni
per due malviventi e quattro militari dell’Arma.

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