TURCHIA CONTRO I BERRETTI VERDI: “MANDATELI A COMBATTERE COI COLORI DELL’ISIS”

(di Franco Iacch per il Giornale.it) “Perché non fornite ai vostri soldati le patch dello Stato islamico? Al Nusra magari e perché no, anche quelle di al-Qaeda.

Non dimenticate di fornire le insigne di Boko Haram quando li inviate in Africa”.

La risposta di Ankara, nelle parole del Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, non si è fatta attendere. Per certi versi, era solo una questione di ore prima che la Turchia prendesse posizione a seguito della pubblicazione delle foto dei Berretti Verdi in Siria. Le truppe speciali statunitensi sono state immortalate durante alcune operazioni con le Forze Democratiche Siriane nel villaggio di Fatisah, 30 miglia a nord di Raqqa, capitale dello Stato Islamico nel paese. Quelle foto hanno sottolineato ancora una volta, il supporto americano alle Forze Siriane Democratiche (SDF), alleate con l’Unità di Protezione Popolare. Il Pentagono ribadisce l’assistenza alla componente araba della SDF, ma non alle unità YPG. L’YPG, infatti, è strettamente collegato al PKK, partito comunista curdo leader nella lotta all’indipendenza all’interno del territorio turco. Sono chiaramente visibili, nelle uniformi dei Berretti Verdi in Siria, le insegne di un gruppo curdo, quelle che in gergo sono chiamate “patch”.

Aggiungono da Ankara che ha formalmente inviato una nota di protesta a Washington:

“L’YPG è un’organizzazione terroristica. In questa guerra applicate due pesi e due misure. E’ inaccettabile che i soldati americani possano andare a combattere con patch raffiguranti il logo dell’YPG. La spiegazione del Pentagono non ha assolutamente senso”.

Il Pentagono, nelle parole del suo portavoce Peter Cook, ha sottolineato che la prassi di utilizzare determinate patch è tipico dei reparti speciali.

“Sono segni di riconoscimento con i partner. E’ una prassi comune tra i reparti speciali che, quando operano in determinate aree, fanno il possibile per ambientarsi ed integrarsi con le comunità locali. E’ anche un segno di solidarietà verso quei combattenti che hanno costantemente respinto lo Stato islamico”.

L’YPG è considerato da Ankara come un’estensione del PKK, etichettata come organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti ed Unione Europea, ma non dalla Russia e dalle Nazioni Unite.

L’amministrazione Obama, al contrario, considera i curdi fondamentali per ricacciare lo Stato islamico nel nord della Siria. Un certo caos politico nella regione non è mai mancato per un processo di transizione lungi dall’essere compiuto. I russi attaccano la Turchia, rea secondo Mosca di commerciare illegalmente petrolio ed armi con lo Stato islamico nel tentativo di destabilizzare il regime di Assad. La Casa Bianca, che sostiene i gruppi ritenuti terroristi dalla Turchia, continua ad inviare equipaggiamento anche ai “ribelli moderati”, alcuni dei quali vicini ad al-Qaeda.

Poche ore fa, il colonnello Steve Warren, portavoce di Inherent Resolve da Baghdad, ha comunicato le nuove disposizioni del Pentagono: ”I nostri non erano autorizzati ad indossare le patch dell’YPG. Abbiamo adottato azioni correttive e comunicato la decisione ad i nostri partener militari ed alleati nella regione”.

Il commento russo, nei principali media del paese, al dietro front del Pentagono è stato duro.

“L’esercito statunitense ha inequivocabilmente punito i soldati che indossavano, per la loro sicurezza, i colori delle forze che aiutano a combattere il terrorismo in Siria. Il tutto per placare i timori di un dittatore in erba che favoreggia i terroristi e contemporaneamente cerca di destabilizzare il governo di Assad”.

Ufficialmente, la Casa Bianca ha schierato in Siria 300 operatori dei reparti speciali, tra Berretti Verdi e Navy Seal, in esclusivo ruolo di consulenza e formazione. Secondo il Pentagono, le forze statunitensi stanno collaborando nelle retrovie per addestrare diverse migliaia di curdi siriani ed arabi che stanno ricevendo anche attrezzature, supporto logistico e copertura aerea nel tentativo di riconquistare le posizioni dello Stato islamico. Il Pentagono ha più volte rilevato che “le forze speciali degli Stati Uniti operano in un luogo pericoloso, ma non si trovano in prima linea. Loro compito è la consulenza ed assistenza dietro la linea d’attacco delle truppe siriane”.

Il Pentagono a tal proposito rileva che “non esiste una misura specifica standard per definire la prima linea. Noi siamo in Siria per fornire consulenza, ma i nostri operatori hanno ricevuto l’ordine di difendersi, se attaccati, con ogni mezzo necessario”.

Il presidente Barack Obama ha annunciato lo scorso aprile l’invio di altri 50 Berretti Verdi che si sarebbero uniti ai 250 già presenti in Siria. Damasco, non ha mai dato alcun consenso. Gli operatori dei reparti speciali sono in azione nella Siria settentrionale, con supporto aereo garantito dalle basi aeree in Turchia. Una struttura di supporto è stata allestita a sud est della città di Raylan, nella provincia di Al-Hasakah.

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