TRASFERIMENTO NEGATO A SOLDATESSA «HANNO FATTO AMMALARE MIO FIGLIO» SESTA SENTENZA CONTRO L’ESERCITO

La
sua storia ha fatto il giro d’Italia perchè è riuscita a piegare le Stellette
in nome di una legge sulla maternità ottenendo la aprtià di diritti tra civili
e militari. Lei, 32enne, non chiede altro che continuare a servire lo Stato e
assistere i due figli di 6 e 5 anni, uno dei quali affetto da una seria
patologia aggravata dall’allontanamento della madre come scrivono i medici.

Ma
per una soldatessa barese, il calvario, o meglio il braccio di ferro assurdo e
inspiegabile con il Ministero della Difesa, sembra non finire mai. Per sei
volte, i giudici amministrativi del Tar e del Consiglio di Stato le hanno dato
ragione, è riuscita a ottenere l’avvicinamento (provvisorio) da Bologna a Bari
dopo un esilio forzato risarcito dallo Stato e ora sembra che vogliano
rispedirla in Emilia Romagna.Il Tar Puglia, venerdì scorso, ha inflitto
un’altra bastonata al Ministero della Difesa condannato a pagare le spese
(2mila euro, che si sommano ai 4 mila, ai 2mila, ai 10mila e così via di questi
tre anni), annullando il «no» al trasferimento e ordinando di dare una risposta
all’istanza – di un anno fa – con la quale la giovane chiedeva di prestare
servizio permanente a Bari dove presta servizio da tre anni.

Una richiesta caduta nel vuoto, e «risvegliata» da una ulteriore sentenza del
Tar di tre mesi fa che ha condannato il silenzio del Ministero. Solo a questo
punto, l’Esercito ha risposto sventolando un nuovo regolamento, modificato
proprio un anno fa, che non prevede (fatti salvi determinati casi)
trasferimenti all’interno della stesa sede. Per questo, la domanda della
giovane donna era da ritenersi inammissibile. Insomma, se l’interessata presta
servizio a Bari la sua domanda non può essere accettata.

Uno scherzo? Qualcuno ha «dimenticato» che la soldatessa – il cui stato di
servizio è stato ritenuto «eccellente» dal generale comandante di Bari – è
ufficialmente in forza al reparto di Bologna. Quel regolamento non la riguarda,
come scrivono i giudici del Tar secondo i quali ogni decisione dovrà tener
conto del «vecchio» regolamento, vigente al momento della domanda

Tutto da rifare, quindi. Come se non bastasse lo stato di salute di uno dei due
figli, la separazione dal marito e la malattia della mamma della militare
(affetta da cancro), da Roma hanno detto di voler verificare ora lo stato di
salute dell’anziana donna. Insomma, più che valutare l’istanza di trasferimento
sembra volersi difendere il rigetto, come sottolineato dagli avvocati Giuseppe
Chiaia Noya e Adriano Garofalo che assistono la giovane.

Intanto, scaduti i tre anni concessi di servizio a Bari, si è rimesso in moto
il contatore del trasferimento a Bologna, per ora congelato fino all’8 agosto.
Entro quella data il Ministero dovrà prendere una decisione (a fine luglio
scadono i 30 giorni fissati dal Tar) altrimenti ci penserà un commissario ad
acta: Il capo di Stato maggiore della Difesa oppure un ufficiale o un funzionario
di «sua stretta fiducia».

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