Difesa

Taiwan: nuova sortita della Cina con 26 aerei militari e 10 navi da guerra

La Cina ha inviato 26 aerei militari e dieci navi da guerra nello Stretto di Taiwan nella giornata di oggi. Lo riferisce il ministero della Difesa taiwanese su X, precisando che sette aerei hanno oltrepassato la linea mediana dello Stretto, che funge da confine territoriale non ufficiale con la Cina. Altri 14 sono stati rilevati nella Zona d’identificazione della difesa aerea (Adiz) taiwanese. Dall’inizio di marzo, la Cina ha inviato 151 aerei e 85 navi nello Stretto. Le tensioni tra Taiwan e la Cina, che rivendica l’isola come una “parte inalienabile” del suo territorio, hanno raggiunto un nuovo picco il mese scorso, a causa dell’incidente mortale avvenuto il 14 febbraio al largo delle Isole Kinmen. In quella data, un battello gonfiabile a chiglia rigida (Rhib) cinese è stato rilevato nei pressi dell’Isola di Beiding, a est dell’arcipelago controllato da Taiwan. Stando al resoconto fornito dalle autorità di Taipei, all’arrivo di una motovedetta della Guardia costiera taiwanese, l’imbarcazione si è data alla fuga per evitare abbordaggi e ispezioni.

Dopo un inseguimento durato circa un minuto, il battello ha virato bruscamente a destra e la sua coda è entrata in collisione con il fianco anteriore destro della motovedetta taiwanese. L’impatto ha causato il ribaltamento del battello e la caduta in acqua dei quattro uomini a bordo. Dopo l’arrivo all’ospedale di Kinmen, due sono stati dichiarati morti, mentre i superstiti sono stati rimpatriati in Cina qualche giorno dopo. Interrogati dalla procura distrettuale di Fuchien Kinmen, i due superstiti avrebbero dato però versioni contrastanti sulla collisione, negata da uno dei due. La Guardia costiera taiwanese ha inoltre anticipato un risarcimento per i familiari delle vittime, il cui ammontare sarà determinato a conclusione delle indagini. A seguito dell’incidente, la Guardia costiera cinese ha iniziato a condurre regolari pattugliamenti nelle acque al largo delle Isole Kinmen.

A complicare le relazioni tra le due sponde dello Stretto sono anche gli Stati Uniti, che forniscono assistenza militare a Taiwan pur non riconoscendone la statualità. Nel tentativo di contenere le ambizioni della Cina nell’Indo-Pacifico e impedire un’alterazione unilaterale dello status quo nello Stretto, il 21 febbraio il Pentagono ha approvato una potenziale vendita a Taiwan di sistemi avanzati per l’elaborazione dei dati tattici dal valore complessivo di 75 milioni di dollari. La fornitura servirà ad aggiornare i sistemi di comando e controllo e di sorveglianza e intelligence, così da potenziare l’interoperabilità delle forze armate dell’isola. Si tratta della 13ma fornitura di sistemi militari a Taiwan approvata dall’inizio dell’amministrazione del presidente Usa Joe Biden, in un contesto di accresciute tensioni tra l’isola e la Cina.

A dicembre, il dipartimento di Stato ha inoltre approvato un pacchetto di aiuti militari dal valore di 300 milioni di dollari, che saranno utilizzati per la manutenzione dei sistemi tattici informatici dell’isola. Il 13 febbraio, infine, il Senato degli Stati Uniti ha dato luce verde a un pacchetto supplementare di 95 miliardi di dollari a beneficio di Ucraina, Israele e per la sicurezza nella regione Indo-Pacifica, che include anche fondi per l’isola. Il via libera al disegno di legge è stato concesso al termine di un lungo iter procedurale, culminato con 70 voti favorevoli contro 29. A sottolineare l’importanza della cooperazione con Taiwan è stato, da ultimo, anche il deputato repubblicano Mike Gallagher, presidente della commissione d’inchiesta della Camera dei rappresentanti Usa sulla Cina.

Gallagher ha condotto a Taiwan una delegazione dal 22 al 24 febbraio, con l’obiettivo di ribadire il sostegno bipartisan del Congresso Usa all’isola nel quadro delle tensioni con Pechino. Il gruppo comprendeva anche i repubblicani John Moolenaar e Dusty Johnson, oltre che i democratici Raja Krishnamoorthi e Seth Moulton. Il rafforzamento dei rapporti tra Stati Uniti e Taiwan “contribuirà alla pace e alla stabilità regionale”, ha detto Gallagher dopo il suo arrivo, aggiungendo che “Taiwan ha dimostrato al mondo che opporsi al bullismo della Cina è un modo per prosperare, e non per sopravvivere: gli Stati Uniti sono al vostro fianco”. Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Taipei, la delegazione ha proposto di stanziare finanziamenti a lungo termine per la coproduzione di armi sull’isola, con l’obiettivo di recuperare gli arretrati nella consegna di armamenti e di alleviare lo stress sulla catena d’approvvigionamento statunitense.

Nell’incontro con la stampa, Krishnamoorthi si è soffermato sui ritardi nella consegna di armi a Taiwan, che il presidente Joe Biden starebbe tentando di accelerare nonostante le pressioni sull’industria della difesa statunitense. Krishnamoorthi ha dunque suggerito l’avvio di colloqui tra Washington e Taipei sulla coproduzione di armi, con particolare riferimento ai sistemi che non comportano il trasferimento di una grande quantità di proprietà intellettuale ma richiedono delicate capacità industriali. A tal proposito, ha fatto riferimento a sistemi d’artiglieria da 155 millimetri, che attualmente sono “incredibilmente scarsi in tutto il mondo”, in particolare in Ucraina. Gallagher, da parte sua, ha motivato le difficoltà nella fornitura di armi a Taiwan con “divisioni giurisdizionali” all’interno dei vari dipartimenti, tra cui quelli di Stato e della Difesa. La soluzione, ha aggiunto, sarebbe garantire “stanziamenti pluriennali per munizioni critiche”, che consentirebbero agli appaltatori della difesa di aumentare i ritmi di produzione dal minimo al massimo. Gallagher avrebbe inoltre invitato il governo federale a porre Taiwan “in prima linea” nell’approvvigionamento di missili Harpoon, che richiederà manovre diplomatiche con gli alleati Usa nel Golfo Persico, ma che Gallagher ritiene “assolutamente fattibile in futuro”.

Ad aumentare ulteriormente le tensioni nello Stretto, infine, potrebbe essere la visita che la vicepresidente eletta di Taiwan Hsiao Bi-khim sta conducendo a Washington questa settimana. Come riferito dal ministero degli Esteri di Taipei, il viaggio avviene a “titolo privato”, ma fonti riservate hanno rivelato al “Wall Street Journal” che Hsiao intende discutere dell’agenda di governo del presidente eletto Lai Ching-te con funzionari dell’amministrazione del presidente Joe Biden. La visita potrebbe inoltre proseguire con tappe in varie capitali europee, che la funzionaria taiwanese visiterà sempre a titolo privato. Hsiao ha servito come ambasciatrice de facto di Taiwan negli Stati Uniti dal 2020 fino alla fine dello scorso anno, quando ha partecipato alle elezioni presidenziali al fianco di Lai Ching-te tra le fila del Partito progressista democratico (Dpp, al governo). Il ministero degli Esteri di Taiwan non ha fornito dettagli sull’agenda della visita, limitandosi a chiarire che questa avviene “a titolo privato”. Il viaggio è destinato comunque ad attirare la condanna della Cina, che rivendica l’isola autogovernata come parte del suo territorio e contesta ripetutamente gli scambi tra funzionari taiwanesi e statunitensi.

Stando alle fonti, Washington avrebbe mantenuto il massimo riserbo sulla visita proprio per evitare le proteste di Pechino e un ulteriore aumento delle tensioni nello Stretto di Taiwan, soprattutto nel quadro della guerra in Ucraina e della crisi in Medio Oriente. Bonnie Glaser, direttore generale del programma Indo-Pacifico del think tank statunitense German Marshall Fund, ritiene che l’atteggiamento sempre più aggressivo della Cina nello Stretto abbia reso difficile la deterrenza. Tuttavia, “tutti stanno cercando di preservare un minimo di stabilità” prima dell’insediamento del presidente eletto Lai Ching-te il 20 maggio prossimo. Pechino è infatti particolarmente diffidente nei confronti di Lai, che considera un fervente sostenitore dell’indipendenza di Taiwan. Dopo le congratulazioni trasmesse a Lai e Hsiao per la vittoria elettorale, il dipartimento di Stato è stato bersagliato dalle critiche del ministero degli Esteri cinese, che ha accusato Washington di avere inviato “un segnale sbagliato alle forze separatiste che sostengono l’indipendenza” dell’isola.

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