SALVINI: “TORNI LA LEVA OBBLIGATORIA”. I MOTIVI DI UNA PROPOSTA SENSATA

(di Giuseppe De Lorenzo) – Oriana Fallaci odiava la guerra. Lo ha detto e
l’ha ribadito. Eppure era riuscita a far dire ad uno dei personaggi dei suoi
libri un passaggio straordinario sull’esercito e il servizio militare.

Torna alla mente oggi che il leader della Lega Nord, Matteo
Salvini, ha lanciato la sua proposta su Facebook: reintrodurremo il servizio
militare obbligatorio.

“Il servizio di leva – scrive in una lettera
“il Professore”, personaggio del libro Insciallah – non è e non deve
essere un abuso a subire: deve essere un privilegio a godere, unascuola che
taglia il cordone ombelicale ai giovani ancora legati al piccolo cosmo della
famiglia, alla mamma che vizia col caffellatte già pronto e il bottone già
cucito, al babbo che indebolisce con lo
stai-attento-ad-attraversare-la-strada”.

Innanzitutto, bisogna sfatare un mito. Non è vero
che chi ha “subito” la naja lo ricorda come un periodo di torture e
soprusi. Tutt’altro. Quello del militare che annulla l’individuo, che obbliga
all’obbedienza, che “la ragione finisce dove inizia l’esercito”, è un
insieme di luoghi comuni che si sfaldano non appena si parla con i molti (non
tutti, certo) che a 18 anni hanno vestito mimetica ed anfibi ed hanno imparato
a mettersi sull’attenti. Nei loro ricordi diventa un momento di crescita
individuale e di corpo, cioè di comunità, che non lede l’intelligenza della
persona. La completa di una disciplina che non viene insegnata nel mondo della
scuola (dove tutto è dovuto) e della famiglia (dove le punizioni sono diventate
un miraggio). “E se sbaglio – scriveva il Professore della Fallaci –
spiegami perché il servizio di leva non si dimentica mai, perché da
vecchi se ne parla con malcelata nostalgia, con l’inconfessato rimpianto che si
ha di un’esperienza proficua”.

La leva militare obbligatoria fa bene al ragazzo che cresce. Lo mette di
fronte alle difficoltà, lo educa alla vita, insegna a sapersela cavare con
poco. Inoltre, permette di vivere in una società dove molti rispettano delle
regole e alcuni le dettano, mondo non molto differente da quello del lavoro.
Sistema dove i giovani arrivano più che sprovveduti.

Poi non siamo sciocchi. Privarsi dell’apporto militare di
tutti gli uomini adulti è una sciocchezza. L’Italia non combatterà più, si
spera, una guerra tra le mura di casa. Ma se è vero – come scriveva la Fallaci
– che “nessuna società riuscirà mai ad esistere senza soldati”, non
ha senso impugnare la bandiera arcobaleno del pacifismo, radere al suolo
gli eserciti per evitare la guerra. E’ una sciocchezza enorme, prettamente
ideologica. La difesa dei confini è una delle condizioni dell’esistenza di uno Stato e
di una Nazione. A meno che non si voglia radere al suolo anch’essi (cosa che
nel caso dei sinistri pacifismi non escludo), allora l’esercito diventa
un’elemento essenziale.

Fare il servizio militare è utile. Lo diceva sempre
mio nonno, e forse anche quello di molti altri, mentre raccogliendo le briciole
del pane dalla tovaglia ricordava con sofferenza la guerra che odiava. La
odiava davvero, eppure la naja, diceva a noi che per volere dell’allora
ministro della Difesa Sergio Mattarella ne siamo rimasti esclusi, è
una tappa che non può che far bene: riduce i casi di trentenni ancora in casa
dei genitori a spese della pensione del povero padre.

Ecco perché anziché un privilegio di pochi, l’esperienza di aver marciato
sotto il sole e pulito i cessi maleodoranti della caserma dovrebbe essere
privilegio di tutti. Ne trarrebbe vantaggio ogni singolo cittadino e l’Italia
intera. Così bisognosa di tagliare ai suoi giovani quel “cordone
ombelicale” che li tiene “ancora legati al piccolo cosmo della
famiglia”.

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