Rinnovo contrattuale. La “specificità” delle Forze Armate come spot elettorale: militari trattati come semplici impiegati.

Il rinnovo contrattuale economico e normativo per le Forze Armate e per quelle di Polizia ha già il retrogusto acido dello yogurt andato a male.
Il Ministero della Funzione Pubblica – forse sollecitato dalle varie Amministrazioni interessate e, anche, da alcuni Sindacati di Polizia, nonché dalle Rappresentanze Militari – ha deciso di aprire il tavolo delle trattative, teso a rimodernare gli stipendi del personale appartenente ai diversi Comparti della Difesa e della Sicurezza.
I soldi messi a disposizione sono contabilizzabili mediante la sommatoria delle risorse stanziate nelle precedenti (e poche) leggi di bilancio. Tali somme riguardano tutti i dipendenti pubblici dei vari settori: Difesa, Sanità, Scuola.
Occorre necessariamente precisare che l’apertura della concertazione economica e normativa 2019-2021 nasce in maniera del tutto anomala: un nuovo modo singolare e distorto di considerare le necessità dei vari Comparti.


A questo proposito, è doveroso ricordare che, in precedenza, il tavolo delle trattative per il rinnovo degli stipendi delle Forze Armate e delle Forze di Polizia avveniva successivamente a quello degli altri Comparti interessati, come la Scuola e la Sanità, e ovviamente dopo che l’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) aveva già fissato dei princìpi sui quali basare le varie trattative.


Questa differenziazione costituiva la chiave di Volta nel riconoscimento della Specificità del Comparto Difesa e Sicurezza: quella specificità riconosciuta dalla Legge che sancisce che il lavoratore che indossa una divisa è totalmente differente da chi non la indossa. Per motivi di impiego, di operatività, di sacrificio e soprattutto per giuramento. Un giuramento che costa anche il sacrificio della vita.


Una specificità che purtroppo ancora una volta viene messa da parte. Non viene assolutamente riconosciuta e lo si evince dalle somme messe a disposizione dal Governo per il rinnovo contrattuale che, di fatto, affermano nero su bianco e a chiare lettere che “i nostri soldati, marinai, avieri, carabinieri, finanzieri, penitenziari e vigili del fuoco” sono uguali agli altri “lavoratori” non sono specifici.


E allora la legge a cosa serve? A mettere su carta un principio che non verrà mai valorizzato?


Già da qualche mese ormai, i Sindacati e le Rappresentanze Militari stanno chiedendo il rispetto di una norma di Legge che permetta al Consiglio dei ministri di ascoltare le parti sociali prima della stesura del documento economico e programmatico. Richiesta non accolta dal Presidente, Giuseppe Conte il quale, nel corso delle dirette televisive, ha ringraziato le donne e gli uomini in divisa ma che, a telecamere spente, ha di fatto snobbato la loro richiesta di confronto. È troppo comodo e troppo facile invocare l’intervento dell’Esercito a proprio uso e consumo, facendo leva sul giuramento fatto e sul senso di abnegazione al lavoro e alla difesa e tutela della Patria insito nel corpo militare. Un contributo che, una volta rientrata l’emergenza, viene dimenticato, accantonato, dato per scontato e non valorizzato con adeguate risorse economiche.
Oltre al Premier Giuseppe Conte, anche il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini resta alla finestra a godersi lo spettacolo, lasciando al Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese l’onere di ascoltare le richieste della parte sindacale. Ricordiamo al Ministro Guerini (alle volte se lo fosse dimenticato) che è lui il Ministro della Difesa e quindi diretto interlocutore con le Rappresentanza militari; mentre il Ministro Lamorgese si occupa dell’Interno (vedi alla voce Forze di Polizia).
Appare ormai evidente come il Ministro Guerini non si sia (ancora) ben orientato nei meandri dei palazzi e non sappia (ancora) quale sia il suo ruolo. Volesse il cielo che magari in uno dei tanti cassetti delle tante scrivanie che ci sono a Palazzo Difesa riuscisse a trovasse un manuale che gli chiarisca quali sono i suoi doveri? Inconsapevole su quali siano i suoi obblighi, Guerini tralascia le richieste di audizione formalizzate anche attraverso documenti e delibere delle Rappresentanze Interforze. Richieste di colloqui tese semplicemente a capire come il Ministro e, di conseguenza, il Presidente Conte intendano valorizzare quel principio di Specificità tanto caldeggiato e sponsorizzato ma che, di fatto, non viene economicamente e giuridicamente applicato.

Roma, 12 ottobre 2020
Primo Luogotenente Pasquale FIC0
Delegato COCER Esercito/Interforze

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