RIFORME? I MILITARI LICENZIATI SARANNO ASSUNTI DALLE AZIENDE DI STATO

Il governo di Pechino ha ordinato alle aziende di
Stato (SOE) di assumere una parte dei 300 mila militari che verranno licenziati
per effetto della riforma dell’Esercito popolare di liberazione (PLA).

Secondo
quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale Xinhuale
SOE dovranno riservare il 5% dei loro posti vacanti ai soldati che perderanno
il lavoro durante il percorso di modernizzazione delle forze armate
 annunciato
l’8 settembre scorso dal presidente Xi Jinping durante la parata di Pechino. Un
documento pubblicato dal ministero degli affari civili e dalla commissione per
la supervisione e la gestione del patrimonio statale stabilisce che “tutte
le aziende statali hanno la responsabilità e l’obbligo di accettare e sistemare
i veterani”
. Il taglio di 300 mila dei 2,3 milioni di unità dell’esercito
(il più grande del mondo) mira a trasformare il PLA in un esercito moderno,
anche attraverso la riduzione, da sette a tre comandi: forze navali,
missilistiche e aeree. Ma il progetto di riforma – uno tra i più problematici
messi in campo da Xi Jinping – ha già incontrato la resistenza dei militari.

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Domenica
scorsa, nel corso di una visita al PLA Daily, Xi li ha invitati a
sostenere la leadership assoluta del Partito comunista cinese (PCC)
sull’esercito. Per Xi – che è anche a capo della Commissione centrale militare
– si è trattato della prima visita al quotidiano dell’esercito da quando, nel
2012, ha assunto l’incarico di presidente della Repubblica popolare
cinese. Xi ha dichiarato che “attraverso il lavoro di propaganda bisogna
creare nell’opinione pubblica un clima favorevole alla riforma della difesa e
delle forze armate”. Si tratta di una riforma difficile, anche perché
ridurrebbe la quantità di posizioni di alto livello (e dunque le possibilità di
carriera) in un apparato, quello dei militari, che ha tutta una sua
articolazione di potenti interessi, anche economici. Il mese scorso il PLA
Daily
 aveva pubblicato un articolo – scritto da due ricercatori
dell’esercito – che avvertiva che la riforma annunciata dal presidente, in
mancanza di aumenti salariali e pensioni adeguate, avrebbe il potenziale di
destabilizzare l’esercito e la società. Un problema che potrebbe essere
parzialmente superato dall’obbligo di riassunzione nelle aziende di Stato dei
militari licenziati che, tuttavia, renderebbe più difficile un’altra delle
riforme annunciate, quella delle stesse SOE, che dovrebbero essere oggetto di
ristrutturazioni e fusioni. “Le SOE dovrebbero diventare maggiormente orientate
al profitto e non assumere personale senza background professionale”, ha
spiegato al Finanacial Times Arthur Ding, esperto di questioni
militari all’Università Chengchi di Taiwan. “Non c’è dubbio che, se questo è
l’ordine di Xi – ha dichiarato Ding a proposito dell’obbligo di riassunzione
dei veterani -, obbediranno, ma ciò danneggerà la capacita di fare profitti e
di gestione delle SOE”.

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