REFERENDUM, SERVITORI E LACCHÉ DELLA DOMENICA

Per rafforzare la sua fallimentare propaganda il governo guidato da Matteo Renzi ha richiamato all’ordine anche i bravi soldatini del Cocer a cui, oltre ad aver concesso una proroga del mandato elettivo fino al luglio 2017, continua a pagare cospicui rimborsi per oltre 4,2 milioni di euro in indennità di missione.


Con un comunicato diffuso ieri, domenica 20 novembre, i fedeli servitori del Governo, il “Cocer comparto difesa” (denominazione che normativamente non esiste, è una invenzione di comodo) sta continuando a violare le leggi dell’ordinamento militare e del relativo regolamento di attuazione entrando nuovamente a gamba tesa nella propaganda per il prossimo referendum del 4 dicembre. È evidente che le dichiarazioni del Cocer sono mirate a contestare e contrastare le notizie di stampa che danno per schierata – giustamente – sul fronte del NO la stragrande maggioranza dei militari che ormai si sentono letteralmente presi per i fondelli da Renzi e dai suoi accoliti e se è vero che i militari devono astenersi dal fare propaganda politica quando svolgono determinate funzioni o si trovano in determinate condizioni di servizio, è anche vero che le disposizioni del regolamento (d.p.r 90/2010, art 882) vietano ai singoli delegati nella loro qualità di componenti dell’organo di rappresentanza “di rilasciare comunicati e dichiarazioni o aderire ad adunanze o svolgere attività di rappresentanza al di fuori degli organi di appartenenza”, e che tale comportamento è sanzionabile con la sanzione disciplinare della consegna di rigore ai sensi dell’articolo 751, num. 48, (svolgimento di attività connesse con la rappresentanza al di fuori degli organi di appartenenza, senza preventiva autorizzazione dell’autorità gerarchica competente).
Dalle informazioni che ho ricevuto in merito al comunicato diffuso dal Cocer non mi risulta che domenica scorsa l’organismo di rappresentanza dei militari si sia riunito in assemblea e ciò fa apparire poco credibile che il testo inviato ai mezzi di informazione sia stato sottoposto al vaglio di tutti i membri del Cocer e quindi approvato con la prevista deliberazione collegiale.

Appare evidente che la recente esternazione del Cocer è il frutto della mente di pochi singoli e non dell’intero Consiglio e questo fatto ripropone ancora una volta la questione della mancanza di legalità nelle azioni dell’organismo di rappresentanza dei militari che sempre più frequentemente appaiono caratterizzate da molteplici irregolarità, tali da evidenziare un preoccupante disprezzo per le norme e per le regole democratiche. Infatti, l’estraneità delle Forze armate dalle competizioni politiche è irrimediabilmente compromessa dalla dichiarazione del Cocer nello stesso momento in cui l’Organismo giunge ad affermare, con estrema “spocchia”, che “I militari attendono il riordino delle carriere da oltre vent’anni ed oggi vedono finalmente uno spiraglio con il quale affrontare e risolvere le loro numerose problematiche funzionali che porterebbero indubbiamente a delle migliorie”.

Pur essendo ormai fuori dalle forze armate posso tranquillamente dire che non un solo militare delle migliaia che conosco personalmente voterà “si” il prossimo 4 dicembre e le loro motivazioni non sono sempre dettate o ricollegabili allo scempio della Costituzione sottoposta al vaglio delle urne ma più genericamente e semplicemente alla speranza che la vittoria del “NO” determini anche la fine del governo di Matteo Renzi, del Partito democratico e di quell’accozzaglia di partitini che lo sostengono.

(profilo Facebook di Luca Marco Comellini)