REATO DI TORTURA: “NOI POLIZIOTTI RISCHIAMO L’ERGASTOLO”

Poco tempo fa il Senato ha approvato il disegno di legge che, dopo il suo iter parlamentare, introdurrà il reato di tortura in Italia.

Sono scattate le polemiche all’indomani dell’approvazione, ma arriva anche il parere del Siap, Sindacato italiano degli appartenenti alla polizia, molto critico nei confronti del provvedimento: “I professionisti delle piazze, per tanti anni hanno chiesto l’introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento, con l’appoggio dei soliti politici, dopo le centinaia di feriti tra le Forze dell’Ordine, di città assediate, di cittadini terrorizzati e la distruzione di milioni e milioni di euro di beni, finalmente sono stati accontentati” afferma Pasquale Di Maria, segretario del sindacato.  Il suo parere è chiaro perché il provvedimento non prende in considerazione il punto di vista del poliziotto e dell’agente: “Il reato di tortura non guarda la materialità della questione: ogni nostra azione d’intervento viene ripresa sempre nel secondo momento e tanti colleghi vengono denunciati per violenza. Questo reato crea gravi e assurdi squilibri, esponendo le Forze dell’Ordine allorquando nelle attività di Ordine Pubblico vi siano delle turbative”.

Quello che viene chiesto dal sindacato è una riforma radicale del protocollo, prendendo a modello quello degli Stati Uniti: “Il Governo deve urgentemente darci le stesse tutele di legge che hanno i poliziotti Usa, così che possano compiere il proprio dovere con le giuste tutele e garanzie a cominciare dai protocolli operativi. Ma anche che chi sbaglia venga messo in carcere” continua Di Maria. 

Allora voi siete per la carcerazione dei poliziotti che commettono reato d’omicidio, come coloro che hanno ucciso Federico Aldrovandi? 

 “Solidarietà totale e personale a Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi. Non vogliamo i poteri immensi che hanno i poliziotti in altri stati. Solo regole certe, chiare e incontrovertibili. Ma tra reato di tortura e numero identificativo io dovrò stare fermo e non potrò fare nulla, altrimenti rischio l’ergastolo. Sono stato denunciato 13 volte e altrettante assolto. Per fortuna che a volte la giustizia funziona e sa come si muove il poliziotto e in quali ambiti deve operare. Purtroppo l’Italia è una macchina elefantiaca. Io voglio operare al meglio delle mie potenzialità e possibilità, in difesa del cittadino e dell’ordine pubblico”.

Redazione Today.it