RAPINA IN CASA DI SPECIALE, COMANDANTE GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA: “PIÙ TERRIBILE DELLA GUERRA IN KOSSOVO”

(di Valeria Costantini) – «Ho lavorato in paesi in guerra, Afghanistan, Kossovo, mi hanno speronato
l’auto, attaccato, ma un’esperienza come quella appena vissuta è ancora più
terribile, non me l’aspettavo in casa mia», l’ex comandante generale della
Guardia di Finanza, Roberto Speciale, è ancora scosso mentre racconta della
rapina di cui è stato vittima insieme alla moglie Maria Antonietta nella loro
villa dell’Infernetto. Fuma il sigaro mentre, passo dopo passo, ripercorre nel
giardino dell’abitazione, i momenti terribili dell’aggressione. “Sapevano chi
ero, mi chiamavano per nome ma non sono stati violenti, ci dicevano state
tranquilli, non vi facciamo del male”, spiega Speciale.

L’irruzione e
poi le minacce
Era appena rientrato a casa, la moglie dentro che lo aspettava per la
cena. Era arrivato alla porta della villetta a due piani quando in tre lo hanno
circondato, gli hanno tappato la bocca e lo hanno costretto a entrare. Il suo
identikit degli aggressori, da vecchio militare avvezzo a missioni e
operazioni, è preciso: tre stranieri, dell’est Europa, probabilmente albanesi,
tra i 25 e i 30 anni, passamontagna in testa, jeans e giubbotti. Uno brandiva
la pistola, secondo il comandante solo una scacciacani. Era l’unico a parlare,
il capo della banda probabilmente.
Prese medaglie e
onorificenze
«Prima ci hanno legato polsi e piedi con delle fascette di plastica,
imbavagliati e fatti seder sul divano. – ripercorre quegli attimi terrificanti
il finanziere – Poi hanno letteralmente messo tutto a soqquadro, hanno preso
oro, gioielli, argenteria. Chiedevano della cassaforte, hanno slegato mia
moglie e glie l’hanno fatta aprire. La cosa che mi dispiace maggiormente è che
si siano presi i gioielli di Maria e le mie medaglie, le onorificenze, ne avevo
a decine con la mia lunga carriera». I due coniugi sono stati poi legati
nuovamente, questa volta con le cravatte del comandante.
In ostaggio per
due ore

I rapinatori non hanno fermato il saccheggio finché l’auto della 68enne,
una Toyota parcheggiata in giardino, non era stracolma di oggetti. «Volevano
prendersi persino il nostro cagnolino, un piccolo pincher, per fortuna hanno
desistito. Mi hanno lasciato anche la fede nuziale, per il resto hanno preso
tutto. Ci hanno slegato dopo due ore e 20 minuti di arancia meccanica»,
definisce così quell’interminabile incubo il comandante Speciale. I tre sono
poi spariti a bordo dell’auto della donna. Speciale e la moglie hanno subito
chiesto aiuto. La Polizia di Ostia che indaga sul caso ha pochi elementi: i tre
hanno usato dei guanti, le telecamere della villa non sono funzionanti, la
Toyota non ha il satellitare per rintracciarla.