POLLARI ‘VERTICE IMPORTANTE, ISIS SCONFITTO SOLO MILITARMENTE

“Militarmente l’Isis è stato sicuramente sconfitto, ha perso, però, e ne abbiamo una sintomatologia abbastanza forte in alcuni Paesi africani e anche in Medio Oriente, non è scomparso totalmente. Chiaramente non ha né quella immanenza istituzionale che ha avuto prima né la stessa forza, ma l’Isis esiste ed è un problema. Ecco perché considero questa riunione ministeriale un atteggiamento molto responsabile, perché prende atto di una realtà in un momento in cui non ci sono fatti acuti”. A dirlo all’AdnKronos è l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari, a proposito della riunione ministeriale a Roma degli 83 membri della Coalizione globale anti-Isis. “Di solito – osserva Pollari – noi ci poniamo il problema rispetto a queste situazioni solo in presenza di fatti acuti, dunque ritengo importante questa riunione ministeriale perché prende atto in chiave preventiva di un pericolo che esiste e che in qualche modo si può anche misurare. E ne prende atto prima che succedano fatti con cui misurarsi, occupandosi di un problema che esiste cercando di adottare in tempo le misure necessarie per prevenire ciò che non è desiderabile. E questo è un elemento importantissimo”. L’ex capo del Sismi, poi, si sofferma su uno dei probabili motivi che ha portato alla sconfitta militare dell’Isis: “Nella concezione jihadista, l’idea dello Stato che ha dei confini fisici e delle istituzioni non esiste. L’Isis, però, ha coniugato una filosofia jihadista con una filosofia fondamentalista musulmana ma non del tipo Al Qaeda. Si è comportato, dunque, in modo diverso, perché a suo tempo ha creato uno Stato che aveva dei confini, delle istituzioni, addirittura ministeri. Per un verso si è trattato di una novità che ha portato l’Isis ad esercitare il suo potere, ma paradossalmente questo aspetto, che per un certo periodo è stato anche l’elemento di forza dell’Isis, alla fine si è dovuto misurare con aspetti in qualche modo meno ‘trasversali’ di quelli tipici della lotta jihadista. E così, in sostanza, mentre Al Qaeda utilizzava un sistema ‘asimmetrico’, l’Isis si è dovuto misurare sul terreno con peshmerga, eserciti e con potenze internazionali che sono intervenuti determinando la sconfitta militare dell’Isis sul terreno. Ed è lì che ha perso”. Quanto alla necessità di stabilizzare le aree liberate in Siria e Iraq, per Pollari “non c’è dubbio, è intuitivo, che in contesti in cui regna l’incertezza si crea spazio per situazioni non desiderabili. E chiaro che agire in contesti fluidi e incerti, dove la definizione dei rapporti di forza non è chiara, è un pericolo ed è più probabile che l’instabilità si alimenti”. Quanto alla valutazione sul ritiro degli americani dall’Afghanistan e il possibile riflesso proprio sull’Isis, Pollari sottolinea: “L’Isis, ma in realtà qualunque tipo di rigurgito fondamentalista, dove trova spazio si insinua. Ma chi ha adottato questa decisione si sarà sicuramente misurato anche con questo tipo di problema facendo le sue valutazioni e scegliendo, immagino, il minore dei mali. Almeno me lo auguro”. Infine su come agire per bloccare la minaccia rappresentata dalle organizzazioni affiliate all’Isis nel Sahel e in diverse regioni africane, Pollari chiosa: “Il primo modo è occuparsene. Poi lo si fa a seconda di come si manifesta il problema. Ricordiamoci cosa accadde in Francia e negli altri Paesi europei. Ci si misurò col problema ma in termini di reazione ad eventi che erano già avvenuti, dunque con misure ex post. In questo momento, al contrario, si potranno configurare misure ex ante facendo le opportune valutazioni. Non è che viva di entusiasmo, però voglio ribadire che considero un fatto veramente importante la determinazione di occuparsi del problema prima”.

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