Poliziotto sorpreso dai colleghi con cocaina. Destituzione confermata dal Consiglio di stato

Un equipaggio di una volante della Polizia di Stato fermò con l’intenzione di procedere al controllo un veicolo che la precedeva. La pattuglia le si portava allora dietro e la illuminava con i fari accesi, dando modo agli agenti operanti di notare uno degli occupanti di questa, sporgere un braccio dal finestrino, aprire la mano e lasciarne cadere un piccolo involucro di colore bianco. In particolare, gli agenti notavano la manica del capo di vestiario indossato da questa persona.

A questo punto, gli agenti facevano accostare l’auto e recuperavano l’involucro gettato a terra, un pacchettino di plastica termosaldata contenente una polvere bianca; con l’aiuto di un altro equipaggio chiamato di rinforzo identificavano gli occupanti e con l’occasione notavano che la persona alla guida era in evidente stato di ubriachezza, riconoscibile per il forte alito vinoso; accertavano poi che la persona la quale aveva gettato l’involucro era un agente della Polizia di Stato, in quel momento libero dal servizio.

Da accertamenti svolti nell’immediatezza, risultava che il conducente, sottoposto all’alcoltest, aveva effettivamente assunto alcolici in quantità non consentita, sì da essere poi indagato per guida in istato di ebbrezza; risultava poi che l’involucro di plastica conteneva cocaina.

Del fatto veniva informata la Questura la quale riteneva di avviare un procedimento disciplinare a carico del ricorrente.

Il Capo della Polizia sulla base degli addebiti indicati, ha destituito dal servizio l’interessato. Il poliziotto ha quindi presentato un ricorso al Tar sostenendo una serie di violazioni del suo diritto di difesa e ricostruendo diversamente l’episodio. In particolare, ha spiegato di non essersi accorto che il conducente fosse ubriaco e di non essere stato lui a gettare fuori dall’auto la cocaina, e a sostegno di quest’ultima tesi ha ricordato di non essere risultato positivo al test anti droga.

Sia i giudici del Tar che quelli del Consiglio di stato hanno respinto i suoi ricorsi. Non hanno giocato a suo favore alcuni precedenti disciplinari risalenti ad alcuni anni fa, ma, soprattutto, i magistrati non hanno creduto alla sua estraneità rispetto alla cocaina visto che “l’annotazione di servizio rende esplicite le ragioni per cui gli agenti operanti credettero di identificare nell’appellante il soggetto che aveva gettato dal finestrino la cocaina”.
Il personale delle forze di polizia – ha precisato il Consiglio di Stato – è militarmente ordinato e soggetto ad una disciplina particolare, con regole del tutto diverse da quelle applicabili ai comuni dipendenti pubblici, sì che un diverso assetto del procedimento disciplinare ad esso relativo appare non irragionevole espressione della discrezionalità del legislatore.
Il fatto commesso – ha concluso il Consiglio di Stato – oltre ad essere di per sé grave, perché il contrasto all’uso illecito degli stupefacenti è compito istituzionale delle forze di polizia da cui si desume correttamente l’impossibilità di proseguire il rapporto di servizio con la necessaria fiducia nel dipendente.

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