Poliziotto informatore e faccendiere del clan. Destituito dalla polizia deve restituire 255mila euro

La storia di Salvatore Zimbaldi, un uomo di 50 anni originario di Casoria, provincia di Napoli, destituito nel 2020 dalla Polizia, è stata ricostruita dal quotidiano Repubblica. La Corte dei conti ha sentenziati la restituzione della metà dei compensi da lui incassati in dieci anni, vale a dire 255mila euro. Le sentenze penali emesse in primo e secondo grado, oltre all’ordinanza di custodia cautelare, hanno dimostrato come il poliziotto fosse “asservito al clan, svolgendo attività tale da valergli una condanna per associazione per delinquere di stampo mafioso”.

Da quanto ricostruito, sembra che l’ex poliziotto avesse anche “trasmesso i contatti tra esponenti del clan, agevolandone gli incontri”. Il poliziotto avrebbe avuto contatti perfino con imprenditori legati ai Moccia. Avrebbe ottenuto favori, come per esempio l’assunzione del nipote in un supermercato. Agli atti c’è anche la frase di uno dei “senatori” della cosca, Angelino Giuseppe: “Gli diamo i soldi”. Nell’ordinanza viene sottolineato l’utilizzo della prima persona plurale che dimostrerebbe chiaramente che non si trattava di un rapporto personale tra Angelino e l’imputato ma di una sua collaborazione con il sodalizio criminale.

Per i magistrati contabili, questa è una situazione di “danno da disservizio”, in quanto il lavoratore ha distolto le sue energie dai compiti istituzionali a vantaggio di attività illecite. La quantificazione del danno è stata calcolata in base al totale delle retribuzioni percepite in dieci anni: 510mila euro lordi. La sentenza sottolinea come il poliziotto abbia dedicato gran parte delle sue energie all’attività criminale anziché alle investigazioni dei suoi colleghi, proteggendo così i gravissimi reati della banda.

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