Poliziotto in malattia gioca a tennis: condannato a pagare 40 mila euro

Giocava a tennis durante la malattia. Per questo, nel dicembre del 2017, i poliziotti della Polaria avevano arrestato un collega, accusato di assenteismo. Un assistente capo che era finito ai domiciliari, con l’accusa di truffa ai danni dello Stato.

Il processo penale che lo vede alla sbarra è appena cominciato, ma qualche giorno fa è arrivata invece la sentenza della Corte dei Conti dell’Emilia Romagna che gli ha presentato, appunto, il conto. I giudici bolognesi hanno quantificato il danno in 39.191mila euro. L’Amministrazione aveva chiesto almeno il doppio, includendo anche il danno di immagine che invece è stato escluso. L’assistente capo, difeso dall’avvocato Massimiliano Orrù, è intenzionato comunque a presentare appello, dal momento che fin dall’inizio ha sempre negato tutte le accuse, dicendosi pronto a dimostrare che le cose stanno diversamente da come sono state ricostruite.


Le manette erano scattate il 12 dicembre, al termine di un’inchiesta svolta dalla Polizia aeroportuale su uno dei loro stessi colleghi. Il poliziotto era infatti rimasto assente per lungo tempo nell’anno 2015, a causa di patologie legate alla schiena. Qualcuno però aveva scoperto che durante questo periodo, andava a giocare a tennis o a suonare il basso con la band. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Davide Ercolani, l’avevano addirittura ripreso con le telecamere mentre giocava le partite, nonostante le richieste di assenza dal servizio per malattia, presentate dall’assistente capo dal 2 gennaio al 10 dicembre del 2015. Poi era tornato al lavoro, seppure con le limitazioni legate alla sua patologia. L’indagine della Polaria si era chiusa con un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari.


Il poliziotto, 47 anni, originario di Pesaro ma residente in Valconca, si era difeso subito a oltranza. “Sono malato davvero – aveva sostenuto – ma questo non mi impedisce di giocare a tennis ogni tanto, ma solo di svolgere il servizio come prima. Il poliziotto aveva infatti confermato la sua attività sportiva, spiegando però che si trattava di partitelle che faceva ogni tato, mentre il servizio sarebbe stato quotidiano e in quei termini troppo pesante. A confermarlo, aveva sottolineato, la Commissione medica a cui si era sottoposto e che gli aveva riconosciuto la patologia, in relazione alle funzioni legate al servizio.
Il capo della Polizia si era mosso immeditamente, licenziando in tronco l’agente. Un licenziamento che era stato confermato successivamente dal Tar. A dare lo stop era stato però il Consiglio di Stato che aveva annullato la sentenza del Tribunale amministrativo regionale, fermando tutto in attesa della conclusione del procedimento penale.

Da allora il poliziotto è sospeso, e il processo nei suoi confronti è soltanto all’inizio. L’Amministrazione però aveva chiesto un risarcimento danni di oltre 80mila euro, quantificando, oltre a quello che secondo gli inquirenti era stato indebitamente percepito, anche un danno d’immagine che alla fine non è stato riconosciuto dalla Corte dei Conti che ha quantificato invece in poco meno di 40mila euro.

Redazione articolo a cura del Resto del Carlino

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