POLIZIOTTO IN MALATTIA BALLAVA AL CARNEVALE. IL TAR: GLI AGENTI DEVONO ISPIRARE FIDUCIA

ARGENTA. Era in malattia dal servizio, come assistente capo della Polizia di Stato presso il distaccamento di Polstrada di Argenta. Assente dal lavoro per 10 giorni per problemi ortopedici ad un piede e conseguenti terapie. Ma, a cavallo di quel periodo, nel febbraio 2011, partecipò ad una festa di carnevale mascherata ad Argenta, mentre era in malattia, e venne anche fotografato mentre ballava o meglio, come riportano i giudici, «assumeva atteggiamenti e movenze palesemente non confacenti al suo stato di convalescente».

Di questa coincidenza – festa carnevale e assenza dal lavoro per malattia – vennero a conoscenza i suoi superiori, addirittura attraverso due lettere anonime. Poi vennero svolti accertamenti e al poliziotto l’11 luglio 2011 venne inflitta la sanzione disciplinare della pena pecuniaria : riduzione di 3/30 di una mensilità dello stipendio (tre giorni lavorativi). Secondo la Polizia di Stato – la motivazione della sanzione – «avrebbe procurato grave discredito sull’amministrazione avendo suscitato le rimostranze di due cittadini anonimi che stigmatizzavano l’accaduto per totale mancanza di serietà e lealtà alle istituzioni dimostrata da un appartenente alla Polizia».

I fatti sono di 7 anni fa, ma come accade spesso nella nostra giustizia, il Tar (presidente Di Nunzio, consiglieri Giovannini e De Carlo) ha affrontato la questione solo l’11 gennaio scorso dando torto al poliziotto che aveva, negli anni scorsi, presentato ricorso contro la sanzione inflitta. Un processo amministrativo che ha affrontato il caso partendo proprio dalla “prova” agli atti che aveva portato l’amministrazione a trattenere quei tre giorni lavorativi dallo stipendio come punizione per ciò che aveva fatto. Il poliziotto era stato fotografato alla festa di carnevale e come già indicato, «assumeva atteggiamenti e movenze palesemente non confacenti al suo stato di convalescente». I giudici infatti spiegano che il 25 febbraio 2011 al poliziotto-ballerino erano stati diagnosticati 10 giorni di malattia e durante la convalescenza si era sottoposto ad esami che riscontravano una patologia di tipo ortopedico al piede con tanto di terapie antinfiammatorie. I giudici spiegano che «quando un dipendente pubblico è in malattia, non ha l’obbligo di rimanere a casa se non negli orari di reperibilità». E aggiungono, in modo fermo: «Ma una persona che soffre di una fastidiosa patologia diagnosticata che lo ha tenuto abbastanza a lungo lontano dal servizio, non va a ballare ad un festa di carnevale con evidenti sollecitazioni sul piede sofferente».

E ancora, sul fatto che comunque ha leso l’immagine della Polizia, spiega il Tar «il poliziotto prestava servizio in un piccolo centro e in tali contesti diventa nota una vicenda privata come l’essere in malattia». Dunque, «non è illogico – aggiungono i giudici – da parte dell’amministrazione (il ministero interni, ndr) ritenere che una condotta siffatta getti discredito sulla Polizia di Stato, che per il delicato ruolo che le è affidato deve generare fiducia nella cittadinanza». Tutte argomentazioni contro le ragioni presentate nel ricorso dal poliziotto e dai suoi legali. Tanto che i giudici giustificano anche i suoi superiori per aver attivato le verifiche sulla base solo delle lettere anonime: «Gli scritti anonimi – precisa il Tar – non possono fondare un’accusa sul siano penale, ma laddove portino a conoscenza vicende che possano avere rilievo disciplinare, non possono essere cestinate a priori». Soprattutto se erano le foto del poliziotto che ballava pur essendo in malattia dal servizio per problemi ad un piede.