Poliziotti troppo vecchi, servono assunzioni. Aumenta l’età media del personale, servono assunzioni straordinarie.

Dai dati forniti dal Silp Cgil, la Questura più giovane è quella di Milano (38 anni), quelle più anziane di Pordenone e Rieti (53). La media nazionale è di 48 anni. “Ogni tre operatori che vanno in pensione, ne vengono assunti solo due”

Quella di Milano è la più giovane. Anzi, è l’unica Questura su tutto il territorio nazionale con poliziotti che hanno un’età media inferiore a 40 anni. Trentotto, per l’esattezza. Che nelle grandi città arriva a 45: 40 a Torino, 41 a Bologna, 42 a Firenze, 43 a Venezia, 44 a Roma e Verona, 45 a Napoli, Cagliari e Palermo. A Bari invece balza a 48, che è anche la media nazionale. Numeri che preoccupano i sindacati di categoria insieme con il trend che fa segnare finora tre agenti in pensione contro due assunti. Peraltro quell’età media si riferisce anche ai commissariati sul territorio, quelli a diretto contatto con le necessità dei cittadini e il contrasto alla delinquenza di strada, insieme con i reparti volanti e quelli Prevenzione crimine.

Dai dati resi noti dall’Ufficio studi del Silp Cgil nazionale, che ha analizzato il numero di agenti in servizio fino a questo mese, emerge anche che a Pordenone e Rieti lavorano i poliziotti più anziani – 53 anni -, ma solo di un anno più «vecchi» dei colleghi di Chieti, Cosenza, Grosseto, Lecce, Matera, Salerno, Teramo, Terni, Vicenza e Viterbo. Medie che non lasciano tranquilli anche nella polizia ferroviaria e alla Stradale, con 46 e 44.

«Nel dicembre scorso – spiega Daniele Tissone, segretario generale del Silp Cgil – fu annunciato dall’allora governo Conte un piano straordinario di assunzioni. Oggi attendiamo ancora quel piano straordinario che è necessario perché gli attuali concorsi non permettono di incrementare il personale e soprattutto di ringiovanirlo. Non possiamo avere Questure e Specialità della polizia di Stato con operatrici e operatori in media sopra i 50 anni. Il nostro studio – aggiunge il sindacalista -, che aggiorna un precedente rapporto del Dipartimento di pubblica sicurezza del 2018, mostra dati drammatici e preoccupanti. Tutto questo a fronte di un costante e crescente impegno delle forze di polizia legato alla pandemia, che si aggiunge ai tradizionali impieghi di controllo del territorio, prevenzione e contrasto della criminalità, lotta alle mafie e alla corruzione, indagini su tutti i fronti, con il rischio di terrorismo interno e internazionale che non è mai venuto meno». Per Tissone insomma, «il sistema sicurezza italiano rischia di non farcela. Al nuovo capo della polizia Lamberto Giannini abbiamo posto con forza l’esigenza del piano straordinario di assunzioni con la necessità di rinnovare il contratto delle lavoratrici e dei lavoratori in divisa, ormai fermo da oltre 800 giorni».

Secondo il Silp Cgil peraltro «le assunzioni nelle forze di polizia negli ultimi anni (anche nei carabinieri e nella Guardia di Finanza) non compensano assolutamente i pensionamenti. Una tendenza che, se non sarà invertita, porterà nel giro di pochi anni a un ulteriore e pesante depauperamento del numero di unità del personale». Che ora «ammonta a 97mila con una carenza di circa 10mila rispetto alla dotazione di 106.242 operatori prevista dalla legge Madia del 2015, sebbene fino a quell’anno la dotazione teorica era di 117.291. Dunque – concludono dal sindacato -, se facciamo un raffronto con quella dotazione organica, che è la più rispondente alle esigenze della polizia, la carenza di donne e uomini ammonta a oltre 20 mila unità».

di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera online – 30 mar 2021

Commenti Facebook

Lascia un commento

error: Content is protected !!