Pescatori abusivi assaltano la caserma della Guardia Costiera

Assurdo e inconcepibile che 30 pescatori abusivi abbiano tentato l’irruzione alla sede della Guardia Costiera in Città Vecchia. È quanto scrive Luciano Manna di Veraleaks

“Nel pomeriggio di ieri, 15 gennaio 2021, una trentina di uomini hanno tentato l’irruzione presso il comando della Guardia Costiera di Taranto presidiando il portone di ingresso e provando a forzarlo per introdursi all’interno della struttura. Il tempestivo intervento dei militari della Capitaneria in forza presso lo stesso comando e l’intervento di Carabinieri e Polizia di Stato hanno evitato il loro ingresso e che la situazione degenerasse.

Nella stessa mattinata la Guardia Costiera di Taranto aveva effettuato alcuni sequestri ad alcune imbarcazioni che effettuavano la pesca della faloppa negli specchi d’acqua dell’area portuale: zone in cui è vietata la pesca oltre al divieto che vige su quel tipo di pescato. La reazione di soggetti che operano nel comparto in totale illegalità è stata questa, una contestazione direttamente presso la sede dei militari che avevano sequestrato le reti illegali

In una città che si è auto proclamata Capitale di Mare e che a giorni potrebbe essere eletta Capitale della Cultura tutto ciò è assolutamente assurdo e fuori da ogni logica. E’ inammissibile che l’illegalità assalti con la forza un pezzo di istituzione per pretendere di poter operare nell’illegalità tra l’altro violando allo stesso tempo altre norme: manifestazione non autorizzata e quelle in materia di emergenza covid.

Troppi anni sono passati favorendo in maniera tacita il totale abusivismo nel comparto ittico di Taranto. Piena solidarietà al Comandante della Guardia Costiera di Taranto che ricopre questo ruolo da appena tre mesi. Intorno a lui devono fare cerchio il Prefetto e tutti i livelli istituzionali affinché non si tolleri nessuna illegalità e non si faccia nessun passo indietro a favore di chi pensa che in questa città l’intimidazione sia l’arma giusta per il quieto vivere del “sistema illegale”

Chi la racconta questa storia? Il silenzio è mafia, connivenza, tacito assenso dell’illegale.”

Le dichiarazioni di Antonello Ciavarelli

In qualità di delegato del Co.Ce.R. (il massimo organismo di Rappresentatività dei militari) esprimo solidarietà e vicinanza al personale della Capitaneria di Porto di Taranto che in questi giorni è sottoposto a forme di pressioni e sta vivendo tensione sociale per aver fatto solo il proprio dovere. Nei giorni scorsi dopo un intervento, al fine di impedire per l’ennesima volta la pesca vietata in mar Grande, il personale della Guardia Costiera procedeva ad un sequestro amministrativo delle reti a dei pescatori abusivi che rientravano a terra. Da allora vi sono rivendicazioni, sia in Capitaneria che in Prefettura, da parte di circa 30 persone che svolgono quel tipo di attività che deturpa profondamente l’ambiente e l’ecosistema marino. Ancora una volta constatiamo le conseguenze derivanti dalla scarsità di personale in particolare a Taranto dove tale carenza deve essere compensata da enormi sacrifici del personale, sia in termini di rischi per la propria incolumità che in termini di mole di lavoro. Ciò al fine di dare una continuità ai controlli che gli stessi cittadini esigono su tutto il litorale che va dalla provincia di Lecce a quella di Cosenza. I colleghi non possono far finta di non vedere, sia perché sono tutori della legge e sia per riguardo ai tantissimi cittadini che la rispettano. Ai fini della sicurezza personale ed una efficiente azione, sia attraverso delibere che direttamente al Governo ed al Parlamento ho sempre chiesto il riconoscimento ai “Guardia Coste” dello status di agente di Pubblica Sicurezza. Tale condizione consentirebbe l’accesso alle banche dati e all’arma personale in dotazione. Ma oltre l’attività di polizia le Capitanerie svolgono attività amministrativa. C’è sicuramente la massima disponibilità anche nel regolarizzare la posizione, qualora ve ne fossero i presupposti, degli “abusivi”. Questi ultimi sanno benissimo che da parte del personale non troveranno mai un muro, ma la disponibilità a tutelare l’ambiente e svolgere un servizio alla comunità di cui anch’essi fanno parte.”

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