PERCHÉ I POLIZIOTTI HANNO DECISO DI ASTENERSI DAL LAVORO PER TRE ORE

(di Massimo Montebove) – Sono numerosi gli elementi
che inducono poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco e militari a pensare che
il presunto “accordo” annunciato dal Governo per le
retribuzioni di forze dell’ordine e forze armate sia in bluff.

In primo luogo –
indizio più importante – il premier Renzi non si è esposto in prima persona
sull’argomento, ha mandato avanti in particolare il ministro dell’Interno
Alfano che ha annunciato di aver trovato la soluzione, salvo poi twittare (17
settembre) di essere ancora al lavoro “per reperire nuove risorse”.
Dichiarazioni riprese dal ministro Pinotti il giorno dopo durante un
questione time al Senato: “Stiamo lavorando per reperire le risorse”.
Tradotto, la soluzione annunciata, l’intesa salutata con soddisfazione da una
parte del mondo sindacale (quello confederale in primis, minoritario tra le
divise) e dai vertici delle rappresentanze militari, ma non da numerosi
delegati e soprattutto dalla truppa, a tutt’oggi risulta essere un oggetto
misterioso che solo il presidente del Consiglio può essere in grado di
disvelare.
Andando nel dettaglio delle
risorse annunciate – ad oggi, ripetiamo, manca un qualsiasi provvedimento
formale e ufficiale – si scopre che le somme messe a disposizione ammontano a
circa 800 milioni di euro, 430 dei quali reperiti attraverso i bilanci
ministeriali di Interno e Difesa. In sostanza, si tratta di appostamenti che,
dal 2015, verranno tagliati dalle voci di bilancio relative agli straordinari,
ai buoni pasto, al vestiario, alla benzina, all’acquisto e alle manutenzioni
degli automezzi, senza contare che il Viminale proprio in questi giorni, un po’
alla chetichella, ha messo l’acceleratore sul piano di chiusura di 267 presidi
di polizia sull’intero territorio nazionale, a cui vanno aggiunti un centinaio
di commissariati e uffici. Tutto questo vuol dire che le donne e gli uomini in
divisa si pagheranno con soldi propri quegli aumenti legittimi che da 4 anni
sono fermi, incrementi che non hanno nulla a che fare con il contratto di
lavoro (bloccato per tutti i pubblici dipendenti), ma che sono legati a
qualifiche e funzioni, come riconosciuto invece a magistrati e in parte agli
insegnanti. Non solo.
Come ha ammesso il
Sottosegretario all’Interno Bocci il 19 settembre rispondendo ad
un’interrogazione urgente dell’on. Dambruoso di Scelta Civica, che
chiedeva conto dei mai utilizzati appostamenti del Fondo unico Giustizia,
“L’inidoneità di tali risorse a fronteggiare l’onere derivante dagli
aumenti stipendiali alle forze di polizia deriva dalla circostanza che tale
onere è a regime, mentre le risorse in questione hanno natura di una tantum. In
tal senso si è espresso anche il Ministero della giustizia”. Emerge
un’altra verità scomoda: le risorse non sono strutturali, quindi si tratta di
un pannicello caldo che servirà a malapena per l’anno prossimo e dal 2016
occorrerà rimettersi alla ricerca di pecunia per pagare regolarmente persone
che ricoprono una qualifica di responsabilità, ma che percepiscono lo stipendio
di una posizione inferiore. Un pò come se un operaio specializzato guadagnasse
come uno generico: a quest’ora i metalmeccanici avrebbero, giustamente,
bloccato il Paese con uno sciopero generale. Ultimo aspetto di questa
paradossale vicenda, forse il più importante: sono decine di migliaia gli
operatori delle forze di polizia che non guadagnano quello che il loro ruolo o
la loro anzianità di servizio imporrebbero. Gli 800 milioni annunciati non
coprono totalmente le necessità previste per il 2015. Anzi. Significa che buona
parte delle divise, dal prossimo gennaio, non vedrà alcun incremento in busta
paga.
È sufficiente tutto questo
per essere arrabbiati e per far proclamare ai sindacati autonomi del comparto,
riuniti nella Consulta Sicurezza, una clamorosa astensione dal lavoro di 3
ore per la giornata di domani 22 settembre e una forte adesione alla
manifestazione di piazza del 24 settembre in piazza Ss. Apostoli a Roma? Io
credo proprio di sì. E penso pure che senza un intervento autorevole e
risolutore del premier Renzi le cose non potranno che peggiorare e nessun
sindacato sarà in grado di contenere la rabbia dei servitori dello Stato,
sempre più umiliati e offesi.

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