Ostia, poliziotta rubava soldi e gioielli ai defunti e al clan Sapda. La pensione di un’anziana riscossa per un anno

Rubava in commissariato, avventandosi, a più riprese lontana dallo sguardo dei colleghi, sui soldi e sui gioielli sottoposti a sequestro giudiziario. Non si è rivelata di certo adatta al compito che le era stato assegnato una agente di polizia in servizio per anni al Commissariato Lido, a Ostia.

In poco più di trentasei mesi si è accaparrata di beni per oltre 90mila euro. Da responsabile degli Uffici reperti, invece di vigilare su quanto sequestrato, rubava a più non posso. Senza freni, secondo la ricostruzione del pm Claudia Terracina, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio per peculato.



I DECEDUTI


Un caso è emblematico. L’agente Daniela R. una cinquantenne, poi sospesa dalla Polizia di Stato – ha rubato per un anno la pensione a una deceduta. Dopo aver sottratto in ufficio il bancomat e i documenti di un’anziana straniera morta all’improvviso, infatti, ha riscosso al suo posto la pensione, mese per mese, finché è stata scoperta. Una travata analoga l’aveva adottata nel caso di un uomo morto all’improvviso in spiaggia, i cui beni sono stati affidati dall’autorità giudiziaria alla polizia in attesa della restituzione ai parenti: con la carta di credito e il pin trovato nel portafoglio ha prelevato allo sportello di una banca 250 euro.



GLI SPADA
Diverse decine le vittime. Tra loro anche un componente della famiglia Spada, a cui durante un controllo antidroga, il 7 dicembre del 2017, erano stati sequestrati 240 euro. La busta con il denaro era stata riposta da altri agenti nell’ufficio reperti ed è stata trovata vuota, come altre, a dozzine. Sono state le ripetute sparizioni ad allertare i colleghi, in particolare gli investigatori della squadra giudiziaria del Commissariato Lido. Più volte era capitato che quando i proprietari dei beni sequestrati si erano presentati per ritirarli erano rimasti a mani vuote. Con grande imbarazzo qualcuno si trovava a riferire che in quel momento non erano stati rinvenuti gli oggetti e che, comunque, sarebbero stati informati al più presto sugli sviluppi. In molte circostanze era stata la stessa agente a rassicurare le vittime: «Le faremo sapere quanto prima. Richiameremo».

L’ex agente, ora, spera in uno sconto di pena. Nell’udienza in cui il giudice per l’udienza preliminare avrebbe dovuto decidere il rinvio a giudizio, l’imputata ha infatti presentato la richiesta di abbreviato, il rito che in caso di condanna prevede la riduzione della pena di un terzo.

Ma soprattutto l’ex agente si è offerta di risarcire le vittime che si sono costituite parte civile. L’elenco dei beni sottratti è variegato: orecchini, spille, pendenti, gemelli, collier, anelli, orecchini, diamanti, orologi, tra cui un Rolex. Merce che veniva rivenduta direttamente a un compro oro o data in pegno. L’ex poliziotta avrebbe sottratto in contati 31mila euro, accumulati in un’infinità di piccoli sequestri dai 15 euro ai 1.500 effettuati dai colleghi del tutto ignari. L’ultimo, contestato nel marzo 2018, era di 740 euro. In qualità di responsabile dell’Ufficio armi, precedente all’ultimo incarico, avrebbe anche sottratto libretti in bianco per licenze di porto di fucile.

Redazione articolo a cura di Adelaide Pierucci per il Messaggero

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