Oltre 3mila assunzioni nei corpi di polizia. Mosap: «Apprezzabile ma non sufficiente»

Nuove assunzioni nei corpi di polizia. Via libera da parte della Funzione pubblica, con il concerto del Mef, allo schema di Dpcm che autorizza nuove assunzioni nella Polizia di Stato, nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nella Polizia Penitenziaria, nell’Arma dei carabinieri e nella Guardia di Finanza. Saranno indette le procedure di reclutamento per oltre 3.200 persone a tempo indeterminato.

Si tratta di assunzioni in aggiunta alle facoltà di assunzione previste a legislazione vigente e con decorrenza non anteriore al 23 ottobre 2020, a valere sulle risorse derivanti dai risparmi da cessazioni dell’anno 2019.
Per l’anno in corso, si tratta di 2.112 unità di personale autorizzate dalla Legge di Bilancio 2018 e ulteriori 1.320 unità che fanno invece capo alla Manovra 2019. Nel primo caso l’onere è pari a 9,23 milioni di euro per il 2020 e poi via via sale fino a 93,4 milioni a regime. Nel secondo, si tratta di 6 milioni per quest’anno che si incrementano progressivamente fino a 58,3 milioni a regime. Ecco il dettaglio delle assunzioni nei vari corpi: sul contingente da 2.112 unità, 550 vanno alla Polizia di Stato, 618 all’Arma dei carabinieri, 325 al Corpo della guardia di finanza, 236 al Corpo di polizia penitenziaria e 383 al Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Sul contingente da 1.320 unità, 389 sono per la Polizia di Stato, 427 per l’Arma dei carabinieri, 227 per il Corpo della guardia di finanza e 277 per la Polizia penitenziaria.

«E’ apprezzabile lo sforzo del Governo, ma i numeri che ci ha dato la Funzione Pubblica, relativamente alle assunzioni, non sono sufficienti se teniamo conto di tutta una serie di circostanze, su tutte il turnover, che da qui a qualche anno porterebbero ad avere la metà del personale attuale».

Lo dichiara Fabio Conestà Segretario Generale del Mosap (Movimento Sindacale Autonomo di Polizia) commentando lo schema di Dpcm che prevede assunzioni straordinarie nei corpi di Polizia.

«Abbiamo una pianta organica carente e la sicurezza ne risente. Ma non solo – dice Conestà – occorrono maggiori risorse economiche anche per quanto riguarda il nostro contratto di lavoro, risorse che possono essere intercettate solo se la sicurezza diviene punto sul quale investire all’interno di importanti piani economici come il Recovery Plan. La sicurezza – conclude – ha bisogno di essere recepita da chi ci governa come una priorità e ha bisogno del suo spazio determinato e, soprattutto, credibile all’interno del dibattito parlamentare».

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