MARESCIALLO CAPO IN MALATTIA FACEVA IL MEDICO IN CLINICA: ORA DOVRÀ RISARCIRE L’ARMA DEI CARABINIERI

 (Di Claudio Bressani) – Ma non di fare, nello stesso periodo, il medico, alla casa di cura San Gaudenzio di Novara dove oggi è vice direttore sanitario. Il sottufficiale, Carmelo Triglia, oggi 56 anni, di Alessandria (abita a San Michele), infatti nel frattempo aveva conseguito (nel 1995) una laurea in Medicina e chirurgia a Pavia e poi (nel 2003) una
specializzazione in Igiene e medicina preventiva.

Del suo secondo lavoro non aveva dato comunicazione all’amministrazione della Difesa. Non solo: l’Arma nei due anni e mezzo di assenza per malattia gli aveva corrisposto  regolarmente gli stipendi e gli aveva mantenuto il posto di lavoro.

Ora l’ex maresciallo è stato condannato dalla sezione giurisdizionale per la Lombardia della Corte dei conti a restituire i compensi percepiti. Non tutti però. Il dottor Triglia dovrà restituire allo Stato 42.387 euro anziché gli 89.133 che chiedeva la Procura. La vicenda all’epoca venne coperta da un rigoroso riserbo da tutti, a cominciare dall’Arma.

La giustizia militare. Prima dei giudici contabili, l’ex sottufficiale aveva dovuto affrontare la giustizia militare, con le accuse di diserzione, simulazione d’infermità e truffa ai danni all’amministrazione militare. Ma l’unico reato commesso è stato ritenuto dalla Cassazione la violazione del «dovere di fedeltà ed esclusività del dipendente pubblico», cioè il non aver comunicato all’Arma dei carabinieri la sua attività lavorativa non occasionale, «che avrebbe comportato la sua decadenza dall’impiego e quindi alla interruzione della sua retribuzione»: infatti l’incompatibilità esiste «anche quando il dipendente abbia a trovarsi legittimamente in malattia». E nel processo non è stata dimostrata la falsità delle certificazioni prodotte, attestanti la malattia. Nel frattempo il dottor Triglia, congedato definitivamente dall’Arma dei carabinieri, ha proseguito con successo la sua nuova attività di medico. 

«Incidente di percorso»

È un «incidente di percorso» che vorrebbe tenere lontano dal suo presente, commenta Triglia: «Volevo diventare ufficiale medico. Per questo mi sono arruolato nei carabinieri. Ho studiato Medicina poi, per i raggiunti limiti di età, non ho più potuto raggiungere l’obiettivo. E ho iniziato un percorso diverso. A quell’epoca, ormai sono passati 10 anni, non ero sicuro che la nuova strada mi avrebbe portato a consolidare la professione. Avevo anche una famiglia a carico, incertezze. Quando sono stato certo della scelta ho lasciato l’Arma».

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